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Capire le esigenze dei pazienti

Intervista a Salvo Leone, direttore generale dell’associazione A.M.C.I. Onlus, associazione nazionale per le malattie croniche dell’intestino, realizzata in occasione dell’inaugurazione della nuova sala infusionale e dei nuovi ambulatori del Centro Malattie Retto Intestinali Croniche dell’Ospedale IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Dalle strutture di cura, veri centri di riferimento per le persone affette da malattie intestinali croniche, alle iniziative nate per contrastare i disagi causati dalla quarantena; dall’assistenza psicologica alla telemedicina.  Salvo Leone, traccia le linee per il futuro del trattamento e della cura delle M.I.C.I.

Il Centro IBD Negrar ha ampliato la capacità terapeutica, che impatto può avere sui pazienti?

Questo evento per l’Associazione ma soprattutto per la comunità di pazienti di quest’area è decisamente una buona notizia,  perché le persone affette da queste patologie spesso hanno bisogno di un approccio che sia rivolto a quelle che sono le loro esigenze.

Lo riteniamo una buonissima notizia perché è il primo passaggio verso quella che io chiamo la medicina di iniziativa dove il paziente si reca in un centro che lo accoglie a trecentosessanta gradi, offrendogli tutta una serie di servizi e soprattutto chiamandolo a visita e facendogli le prestazioni. Il centro offre tutta una serie di prestazioni che garantiranno una migliore qualità di vita a queste persone e sicuramente una migliore gestione della patologia.

La pandemia di Covid-19 e le necessarie regole che ne sono scaturite per contrastarla ha avuto e ha un notevole impatto su chi è affetto da patologie croniche. Come sta affrontando questo momento l’Associazione?

L’associazione ha cercato di affrontare queste problematiche cambiando leggermente le proprie modalità d’azione.  Innanzitutto ascoltando, perché la prima forma di partecipazione è cercare di capire quali sono le esigenze dei malati. Abbiamo cercato di accogliere le richieste e soprattutto di offrire dei servizi. Il lockdown, e in generale la pandemia, in questo senso ci hanno fatto scoprire degli strumenti che possono garantire una migliore assistenza ai pazienti soprattutto facendoli rimanere a casa. Da questo punto di vista abbiamo iniziato ad usare molto le tecnologie digitali.

Abbiamo cercato di informarli ma non come Associazione ma rivolgendoci alla società scientifica di riferimento IG-IBD; rivolgendoci ai medici che assistono i pazienti affetti da queste patologie, dando delle indicazioni  che fossero di buon senso quindi per aiutarli a capire come gestire la malattia fornendo loro delle indicazioni, ad esempio, che facessero capire che potevano andare a farsi visitare informando il medico.

Ma soprattutto occupandoci di un aspetto che spesso non viene considerato nella giusta misura: la parte psicologica del malato che pur essendo inserito nel percorso di cura ricopre una nicchia. Abbiamo, pertanto, attivato dei servizi di assistenza digitale ai pazienti che si sono potuti interfacciare con degli psicologi dedicati a queste patologie con cui hanno avuto degli incontri chiaramente virtuali.

Il Centro IBD Negrar, già da tempo, sta adoperando i sistemi digitali per monitorare le condizioni dei pazienti. Cosa pensa di questo  approccio?

La telemedicina è sicuramente il futuro. Non rappresenta come si vuol far credere l’annullamento del rapporto tra medico paziente, ma rappresenta un incentivo. Immaginiamo cosa possa significare un domani non dover andare a fare una visita spostandosi con l’automobile e invece avere la possibilità di vedere il proprio medico tramite lo schermo del proprio smartphone o del proprio tablet.

Non significa che il medico non lo vediamo più, vuol dire che in una prima fase il medico avrà la possibilità di interfacciarsi con il paziente e laddove le informazioni trasferite dal paziente inducano il medico a optare per una visita, allora il paziente provvederà a spostarsi presso l’ospedale.

Questo comporta molti vantaggi: riduzione degli spostamenti a carico del paziente, meno tempo impiegato nei viaggi, minor disturbo e  necessità di organizzarsi e anche un risparmio sui costi che ogniqualvolta un paziente si deve muovere è costretto a sostenere. Un aspetto secondario ma che va assolutamente considerato.

Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a:

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Di Ruscio Medico MICI

L’ecografia: un esame diagnostico e di monitoraggio non invasivo per i pazienti M.I.C.I.

Quali sono gli esami diagnostici, di monitoraggio clinico e terapeutico nel caso delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn)?

Tra le metodiche utili, sicure e non invasive nell’ambito delle M.I.C.I. c’è l’ecografia.

Il dottor Mirko Di Ruscio, del Centro IBD Negrar, ci spiega meglio in cosa consiste questo esame proficuo sia in fase diagnostica, prima di eseguire una colonscopia, oppure per rivedere l’ansa intestinale affetta da patologia, prima e dopo, l’assunzione di un farmaco.

 

Perché eseguire l’ecografia?

Si tratta di una procedura non invasiva che permette di ottenere molte informazioni sullo stato della parete intestinale e quindi utilissima sotto molti punti di vista e, fatto non meno importante, non ricorre all’uso di radiazioni.

Consente di eseguire indagini accurate proprio nei tratti dell’intestino che sono interessati dalla infiammazioni croniche tipiche della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa.

L’ecografia è una metodica semplice, ripetibileeconomica e non invasiva che consente di studiare la parte dell’intestino compreso tra lo stomaco ed il colon, con particolare attenzione alle anse intestinali e all’ileo terminale, ultima ansa del piccolo intestino, eventualmente interessata da malattia infiammatoria cronica.

Quando può essere eseguita?

Il suo ruolo, come l’endoscopia, può essere diagnostico, di monitoraggio clinico e terapeutico.

È un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda di dimensioni ridotte che non va in profondità, ma offre una visione più superficiale e permette di vedere le pareti dell’intestino, consentendo di studiare gli ispessimenti della parete intestinale che possono verificarsi in seguito a infiammazione o a infezione come nelle gastroenteriti, ma anche ciò che sta accanto all’intestino, come linfonodi o liquido addominale, nonché la motilità.
Questo esame consente di seguire tutte le pareti del colon e vedere cosa è contenuto nel colon stesso, come gas o feci.

Come viene impiegata nella malattia di Crohn?

Nella malattia di Crohn può essere impiegata anche per valutare eventuali complicanze perianali, come le fistole, in questo caso si parla di ecografia trans-perianale.

L’esame dura in genere 15-20 minuti, a meno che non ci sia l’indicazione di somministrare al paziente due bicchieri di acqua miscelata con Macrogol, stesso principio della preparazione intestinale. Questo serve a distendere le anse intestinali e studiare con la sonda ecografica l’addome del paziente con passaggi ogni 20 minuti circa, finché il preparato non arriva al colon. In questo modo si visualizzano le anse intestinali ed in particolare l’ileo terminale.

Come prepararsi all’ecografia?

In genere è previsto un digiuno di almeno 3-6 ore antecedenti l’esame. Non è necessario sospendere alcun tipo di farmaco, che può essere assunto con un po’ d’acqua.

Occorre tuttavia ricordare che l’esame non sostituisce la colonscopia, unico esame diagnostico ed eventualmente terapeutico per lo studio del colon.

L’ecografia dell’addome con studio delle anse non è inoltre indicata nel caso si sospetti la presenza di polipi: se molto piccoli, non sono infatti visibili dallo strumento. In questo caso l‘esame indicato resta la colonscopia.

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geccherle andrea reparto M.I.C.I.

Le manifestazioni extraintestinali nella fase diagnostica nelle M.I.C.I.

Quali sono gli indicatori di maggior rilievo per l’individuazione della presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali in forma complessa?

Forse non tutti sanno che le manifestazioni extraintestinali possono indicare la presenza di M.I.C.I. anche se la correlazione non è immediata ne scontata.

Se è vero infatti che una mancata risposta alle terapie cosiddette tradizionali è un segno inequivocabile di uno stato di complessità della patologia, è altrettanto vero che spesso queste non vengono diagnosticate per il fatto che non hanno immediate e dirette correlazioni con problemi intestinali.

L’IBD Negrar essendo un centro multi-specialistico è per vocazione e specializzazione in grado di rilevare, diagnosticare e trattare questi casi.

Vediamo quali sono le complicanze extraintestinali più comuni nella Rettocolite Ulcerosa e nella Malattia di Crohn.

Le maggiori  manifestazioni  extraintestinali nella Rettocolite Ulcerosa

  • cutanee: nel 5-20% dei casi e possono presentarsi come Eritema nodoso, nodulo sottocutaneo dolente ed arrossato; piodermia gangrenoso ovvero una ulcerazione torpide cioè che ha la tendenza a non guarire spontaneamente;
  • articolari: nel 2-20% dei casi, si dividono in due categorie assiali (spondilite anchilosante, sacro ileite) produce rigidità a livello della colonna vertebrale e periferiche che colpisce ginocchia, gomiti, polsi e caviglie principalmente. La spondilite anchilosante è la forma più grave e colpisce circa il 2-3% dei pazienti. Si manifesta maggiormente negli uomini sotto i 30 anni. È caratterizzata da stai infiammatori che possono colpire gli occhi, le vie respiratorie e talvolta le valcole cardiache;
  • oculari: come ireite (infiammazione dell’iride), episclerite (riconoscibile per la presenza di vene arrossate nell’occhio) e uveite (riconoscibile per il rossore di gran parte dell’occhio);
  • epatiche:  5-50% colelitiasi (dolore addominale alla parte destra del tronco, steatosi, il cosiddetto fegato grasso, ovvero un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche, colagnite sclerosante cioé l’infiammazione dei dotti biliari;
  • renali: 1-10% dei casi che si manifestano come nefrolitiasi (calcoli) e amiloidosi (insieme di disturbi di tipo infiammatorio anche grave).

Manifestazioni extraintestinali nella Malattia di Crohn

Le manifestazioni extraintestinali nella Malattia di Crohn sono simili a quelle presenti nella Rettocolite ulcerosa. Alcune sono correlate al decorso della malattia altre appaiono con un andamento indipendente.

Anche per la Malattia di Crohn le manifestazioni extraintestinali interessano la cute e le articolazioni. Nelle persone affette da M.I.C.I. sono più ricorrenti calcoli renali e osteoporosi.

Ne consegue l’importanza di essere seguiti da un centro specializzato, in grado di approntare tutte le misure diagnostiche in tempi brevi e certi, che annoveri nel suo staff tutti gli specialisti necessari per una rapida e precisa diagnosi che è il primo passo verso l’elaborazione di un piano di trattamento e cura della patologia.

Il nostro Centro è in grado di offrire percorsi terapeutici efficaci anche per i casi più complessi.

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mirko di ruscio diagnostica ibd unit negrar

Diagnostica: il primo passo è la misurazione della calprotectina fecale

L’IBD Unit di Negrar è specializzata nel trattamento e nella cura delle malattie croniche dell’intestino: Malattia di Crohn e Rettocolite ulcerosa. Anche nelle forme più acute e complesse.

In prima battuta il Centro si occupa della diagnostica, che è uno step di primaria importanza nell’individuazione delle M.I.C.I. (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) per poter poter impostare un percorso terapeutico adeguato fin da subito.

Il dottor Mirko Di Ruscio, medico consulente presso l’IRCCS Sacro Cuore-Don Calabria all’interno del Centro delle Malattie retto-intestinali, spiega le caratteristiche di un esame di laboratorio molto importante nella pratica quotidiana per la gestione della malattie infiammatorie croniche intestinali, ossia la calprotectina fecale.

Si tratta di un esame delle feci che consente di individuare un’infiammazione dell’intestino di tipo cronico senza essere invasivo, distinguendola da altre manifestazioni come, ad esempio, la sindrome dell’intestino irritabile.
Inoltre questo esame ha una capacità superiore di rilevare le infiammazioni rispetto ad altri esami.

Da qui l’importanza della sua esecuzione.

Calprotectina fecale: cos’è e perché è importante

La calprotectina fecale è una proteina normalmente contenuta all’interno delle feci (in cellule come i granulociti neutrofili o i monociti-macrofagi).

Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti patogeni. In presenza di un’infiammazione nel tratto gastrointestinale, i globuli bianchi migrano verso di esso e rilasciano la proteina, la cui concentrazione nelle feci aumenta di conseguenza.

Per tale motivo, il dosaggio fecale della calprotectina può essere utilizzato come marcatore (indicatore) non invasivo di infiammazione nelle malattie infiammatorie croniche intestinali

La calprotectina fecale consente di:

  • distinguere le patologie flogistiche (infiammatorie) da quelle su base funzionale, come la sindrome dell’intestino irritabile;
  • evidenziare stati infiammatori anche lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di altri marcatori di infiammazione come VES o PCR;
  • monitorare la progressione della infiammazione nella malattia già nota e la risposta ad un trattamento medico in maniera non invasiva.

Come avviene l’esame

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito, e termostabile (in grado di mantenere costante la temperatura) fino a sette giorni a temperatura ambiente. Non è richiesto il digiuno.

Per determinare correttamente lo stato dell’infiammazione e la correlazione con il quadro clinico riportato, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o le indagini radiologiche di cui parleremo più avanti.

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