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Diagnostica: il primo passo è la misurazione della calprotectina fecale

L’IBD Unit di Negrar è specializzata nel trattamento e nella cura delle malattie croniche dell’intestino: Malattia di Crohn e Rettocolite ulcerosa. Anche nelle forme più acute e complesse.

In prima battuta il Centro si occupa della diagnostica, che è uno step di primaria importanza nell’individuazione delle M.I.C.I. (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) per poter poter impostare un percorso terapeutico adeguato fin da subito.

Il dottor Mirko Di Ruscio, medico consulente presso l’IRCCS Sacro Cuore-Don Calabria all’interno del Centro delle Malattie retto-intestinali, spiega le caratteristiche di un esame di laboratorio molto importante nella pratica quotidiana per la gestione della malattie infiammatorie croniche intestinali, ossia la calprotectina fecale.

Si tratta di un esame delle feci che consente di individuare un’infiammazione dell’intestino di tipo cronico senza essere invasivo, distinguendola da altre manifestazioni come, ad esempio, la sindrome dell’intestino irritabile.
Inoltre questo esame ha una capacità superiore di rilevare le infiammazioni rispetto ad altri esami.

Da qui l’importanza della sua esecuzione.

Calprotectina fecale: cos’è e perché è importante

La calprotectina fecale è una proteina normalmente contenuta all’interno delle feci (in cellule come i granulociti neutrofili o i monociti-macrofagi).

Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti patogeni. In presenza di un’infiammazione nel tratto gastrointestinale, i globuli bianchi migrano verso di esso e rilasciano la proteina, la cui concentrazione nelle feci aumenta di conseguenza.

Per tale motivo, il dosaggio fecale della calprotectina può essere utilizzato come marcatore (indicatore) non invasivo di infiammazione nelle malattie infiammatorie croniche intestinali

La calprotectina fecale consente di:

  • distinguere le patologie flogistiche (infiammatorie) da quelle su base funzionale, come la sindrome dell’intestino irritabile;
  • evidenziare stati infiammatori anche lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di altri marcatori di infiammazione come VES o PCR;
  • monitorare la progressione della infiammazione nella malattia già nota e la risposta ad un trattamento medico in maniera non invasiva.

Come avviene l’esame

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito, e termostabile (in grado di mantenere costante la temperatura) fino a sette giorni a temperatura ambiente. Non è richiesto il digiuno.

Per determinare correttamente lo stato dell’infiammazione e la correlazione con il quadro clinico riportato, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o le indagini radiologiche di cui parleremo più avanti.

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