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Di Ruscio Medico MICI

L’ecografia: un esame diagnostico e di monitoraggio non invasivo per i pazienti M.I.C.I.

Quali sono gli esami diagnostici, di monitoraggio clinico e terapeutico nel caso delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn)?

Tra le metodiche utili, sicure e non invasive nell’ambito delle M.I.C.I. c’è l’ecografia.

Il dottor Mirko Di Ruscio, del Centro IBD Negrar, ci spiega meglio in cosa consiste questo esame proficuo sia in fase diagnostica, prima di eseguire una colonscopia, oppure per rivedere l’ansa intestinale affetta da patologia, prima e dopo, l’assunzione di un farmaco.

 

Perché eseguire l’ecografia?

Si tratta di una procedura non invasiva che permette di ottenere molte informazioni sullo stato della parete intestinale e quindi utilissima sotto molti punti di vista e, fatto non meno importante, non ricorre all’uso di radiazioni.

Consente di eseguire indagini accurate proprio nei tratti dell’intestino che sono interessati dalla infiammazioni croniche tipiche della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa.

L’ecografia è una metodica semplice, ripetibileeconomica e non invasiva che consente di studiare la parte dell’intestino compreso tra lo stomaco ed il colon, con particolare attenzione alle anse intestinali e all’ileo terminale, ultima ansa del piccolo intestino, eventualmente interessata da malattia infiammatoria cronica.

Quando può essere eseguita?

Il suo ruolo, come l’endoscopia, può essere diagnostico, di monitoraggio clinico e terapeutico.

È un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda di dimensioni ridotte che non va in profondità, ma offre una visione più superficiale e permette di vedere le pareti dell’intestino, consentendo di studiare gli ispessimenti della parete intestinale che possono verificarsi in seguito a infiammazione o a infezione come nelle gastroenteriti, ma anche ciò che sta accanto all’intestino, come linfonodi o liquido addominale, nonché la motilità.
Questo esame consente di seguire tutte le pareti del colon e vedere cosa è contenuto nel colon stesso, come gas o feci.

Come viene impiegata nella malattia di Crohn?

Nella malattia di Crohn può essere impiegata anche per valutare eventuali complicanze perianali, come le fistole, in questo caso si parla di ecografia trans-perianale.

L’esame dura in genere 15-20 minuti, a meno che non ci sia l’indicazione di somministrare al paziente due bicchieri di acqua miscelata con Macrogol, stesso principio della preparazione intestinale. Questo serve a distendere le anse intestinali e studiare con la sonda ecografica l’addome del paziente con passaggi ogni 20 minuti circa, finché il preparato non arriva al colon. In questo modo si visualizzano le anse intestinali ed in particolare l’ileo terminale.

Come prepararsi all’ecografia?

In genere è previsto un digiuno di almeno 3-6 ore antecedenti l’esame. Non è necessario sospendere alcun tipo di farmaco, che può essere assunto con un po’ d’acqua.

Occorre tuttavia ricordare che l’esame non sostituisce la colonscopia, unico esame diagnostico ed eventualmente terapeutico per lo studio del colon.

L’ecografia dell’addome con studio delle anse non è inoltre indicata nel caso si sospetti la presenza di polipi: se molto piccoli, non sono infatti visibili dallo strumento. In questo caso l‘esame indicato resta la colonscopia.

Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a:

segreteria.procto@sacrocuore.it 

oppure chiamaci al numero 045 6013720.

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Silvia Resemini data manager IBD Unit Negrar

Farmaci Sperimentali, nuove frontiere nella cura delle M.I.C.I.

Percorsi terapeutici sperimentali nella cura della Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa, vengono citati sempre più spesso come alternativa alle cure tradizionali, ma per poter capire se si è idonei a questo percorso e per essere seguiti in maniera adeguata, c’è bisogno di un centro specializzato.

IBD Unit di Negrar (Verona), ha intrapreso con grande impegno la via dei farmaci sperimentali per pazienti complessi, ovvero per coloro che nella cura della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa, non hanno trovato beneficio, bensì si sono dimostrati resistenti al percorso terapeutico classico.

Con la dott.sa Silvia Resimini, Data Manager del team dell’IBD Negrar, ovvero  responsabile della gestione degli studi clinici, della parte burocratica (validazioni, procedure e protocolli) e dello studio dei dati nel campo della della sperimentazione dei farmaci e nella somministrazione delle terapie, vediamo quali sono i criteri di inclusione con i quali è possibile essere ammessi a questi percorsi terapeutici e come è possibile accedervi.

Che servizio offre in quanto farmaci sperimentali l’IBD Unit di Negrar?

“Presso il nostro centro c’è la possibilità di accedere ad alcuni farmaci che al momento non esistono in commercio, perché sono in fase di sperimentazione.

Il paziente che intraprende questo iter deve sapere fin da subito che non si tratta di un percorso semplice, poiché ci sono tempistiche da rispettare e procedure da seguire sia per tenere monitorato il paziente, sia per avere un controllo a trecentosessanta gradi sulla sua situazione e sulla sua patologia.

Proprio per questo motivo e per la necessità di un monitoraggio costante, è possibile dotare il paziente di alcuni appositi dispositivi che ad esempio tramite cellulari e tablet sono in grado di tenere sotto controllo la situazione e lo stato di salute del paziente in tempo reale. Tali dispositivi presuppongono che il paziente stesso sia in grado di gestirli e adoperarli correttamente.

Ovviamente sia la sottoscritta che tutto lo staff è a disposizione per chiarimenti, consigli e per fornire un training in modo da spiegarne le modalità di utilizzo e per aiutare ad imparare, passo dopo passo, le corrette procedure. Il nostro obiettivo è far sì che le procedure si svolgano al meglio.

Si tratta comunque di un panorama terapeutico innovativo a cui è necessario accedere in modo sinergico paziente-medico con tutte le cautele del caso. A questo proposito, è doveroso ricordare che, in ogni momento, il paziente che per suoi motivi o necessità decida di interrompere la sperimentazione lo può fare liberamente”.

Quali sono i pazienti che possono accedere ai farmaci sperimentali?

“I pazienti che possono accedere a queste sperimentazioni sono dei pazienti particolari, sono sperimentazioni in cui si valutano criteri stringenti e molto selettivi.

È previsto un periodo di screening durante il quale il soggetto viene sottoposto a diverse procedure attraverso cui si valuta se il paziente sia o meno candidabile alla sperimentazione.

Quali sono le tempistiche per accedervi?

“Le tempistiche per la valutazione variano dalle 4 alle 6 settimane, a seconda dello studio sperimentale, periodo nel quale si chiede al paziente molta disponibilità ed elasticità nell’accettare le richieste e le disposizioni che vengono date, come ad esempio portare campioni fecali, sottoporsi a prelievi del sangue e accettare tutte le procedure necessarie per la valutazione del suo stato in relazione alla patologia, senza le quali non è possibile avanzare nell’iter sperimentale.

Se dopo le 4 o 6 settimane il paziente non dovesse rispondere al farmaco è possibile avere una seconda fase di induzione dello stessa durata, al termine della quale se il paziente risponde alle terapie potrà accedere ad una ulteriore fase che è detta di mantenimento.

Si tratta di un ciclo che dura circa un anno, in cui viene somministrato il farmaco in una frequenza più diluita per aumentare la qualità della vita del paziente e non costringerlo a recarsi al centro ogni due o quattro settimane.

Al termine della fase di mantenimento alcuni studi prevedono una fase di estensione, il cui scopo è quello di mantenere coperto il paziente fino alla commercializzazione del farmaco”. 

Se hai bisogno di avere ulteriori spiegazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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rettocolite ulcerosa cos'è

Rettocolite ulcerosa, linee guida per il paziente

La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria intestinale cronica, che interessa il retto ed il colon.
Assieme alla Malattia di Crohn, fa parte delle malattie infiammatorie cronico intestinali dette M.I.C.I o IBD (Inflammtory Bowel Disease, secondo l’acronimo inglese), che curiamo presso la nostra IBD Unit dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar.

É caratterizzata da fasi di attività alternate a fasi di remissione completa. Nelle fasi di attività l’infiammazione interessa la mucosa (la superficie più interna della parete intestinale) che vede un aumento del flusso sanguigno, diviene fragile e si ricopre di ulcere.

Rettocolite ulcerosa: sintomi e sintomi iniziali

La rettocolite ulcerosa si presenta quasi sempre con diarrea ematica, contenente sangue rosso vivo e muco commisti a feci, associata alla sensazione di incompleta evacuazione e talvolta ad anemia.
La malattia può avere periodi di latenza alternati a fasi di riaccensione dell’infiammazione.
Quando l’infiammazione intestinale si riacutizza compaiono anche sintomi costituzionali quali febbre, dimagrimento, profonda stanchezza, inappetenza.

Quali sono le cause?

La rettocolite ulcerosa è una malattia a causa sconosciuta. E’ dovuta prevalentemente ad una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni, per esempio batteri normalmente presenti nell’intestino.

Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra i fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali.

È noto che la Rettocolite ulcerosa IBD presenta una certa familiarità, ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette, ma non sono malattie ereditarie.

Anche situazioni di disagio psichico, come ansia e depressione, possono contribuire allo sviluppo della malattia.

Come si cura?

La rettocolite ulcerosa necessita di terapia di tipo medico, di stretta sorveglianza clinica e di un appropriato piano terapeutico.

La terapia medica ha lo scopo di indurre la remissione clinica della malattia e di tenere sotto controllo la patologia. Tale terapia, nelle forme non complicate, si basa sull’uso di farmaci come la mesalazina, il cortisone, gli immunosoppressori (es. azatioprina/6-mercaptopurina), alcuni antibiotici ad azione sui batteri del tratto digerente, e sui farmaci biologici di nuova generazione come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor (TNF).


La non efficacia della terapia medica e l’insorgenza di complicanze può porre l’indicazione alla terapia di tipo chirurgico (come nel caso di stenosi intestinali).

Come avviene la diagnosi?

Gli esami strumentali che favoriscono una corretta diagnosi delle malattie infiammatorie croniche sono:

  • la colonscopia con eventuale ileoscopiaretrograda;
  • la definizione del quadro anatomo-patologico delle biopsie intestinali mediante esame istologico;
  • l’ecografia addominale e dell’intestino con radiografia del tenue, Tac enteroclisi o Risonanza magnetica addominale;
      
  • gli esami ematici (emocromo ed indici di infiammazione).

Cosa mangiare quando si ha la rettocolite ulcerosa?

Non esistono evidenze che suggeriscano un ruolo dell’alimentazione nell’insorgenza della malattia, tanto meno nella comparsa delle recidive o nell’efficacia delle terapie.

Diviene fondamentale nei pazienti, con malattia grave, un regime nutrizionale normale e adeguato alla persona.

Regimi particolari o digiuni non hanno mostrato evidenze di alcun tipo sull’evoluzione della gravità della malattia.

Quali possono essere le complicanze?

Le complicanze tipiche della rettocolite ulcerosa sono invece il megacolon tossico, cioè un quadro acuto di dilatazione del colon che potrebbe rendere necessario l’intervento chirurgico, o lo sviluppo di cancro sulla mucosa infiammata del colon.
In alcuni casi possono essere presenti manifestazioni extra-intestinali come patologie articolari, oculari, cutanee, epatiche, etc.

Rettocolite ulcerosa: quale terapia?

La terapia medica ha lo scopo di indurre la remissione clinica della malattia e di tenere sotto controllo la patologia.

La terapia medica nelle forme non complicate si basa sull’uso di farmaci come la mesalazina, il cortisone, gli immunosoppressori (es. azatioprina/6-mercaptopurina), alcuni antibiotici ad azione sui batteri del tratto digerente, e sui farmaci biologici di nuova generazione come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor (TNF).


La non efficacia della terapia medica e l’insorgenza di complicanze può porre l’indicazione alla terapia di tipo chirurgico (come nel caso di stenosi intestinali).

Agevolazioni

Le malattie croniche sono disciplinate da un Decreto Ministeriale del Ministero della Salute – DM329/99, che prevede delle esenzioni totali.

Nel caso delle M.I.C.I. – sono:

  • alcuni esami endoscopici – colonscopia con biopsia;
  • alcuni esami radiologici – ecografia, clisma del tenue;
  • alcuni esami di laboratorio – emocromo, ALT, GPT, ferro, gamma GT, PRC, VES;
  • alcuni medicinali – mesalazina, corticosteroidi, azatioprina, anti TNF -alfa.

Per poter usufruire delle esenzioni si deve essere in possesso del tesserino sanitario rilasciato dalla Asl di appartenenza sul quale è indicata l’esenzione per patologia.

Terapia biologica

Si sta imponendo l’uso dei cosiddetti farmaci bio-tecnologici, sono farmaci che vanno impiegati secondo precise indicazioni nelle fasi di malattie piuttosto avanzate, qualora la terapia tradizionale non abbia avuto successo.

Sono farmaci che richiedono particolare attenzione nel loro utilizzo perché possono essere gravati da alcuni effetti collaterali. Sono farmaci costosi che sono stati elaborati attraverso l’ingegneria genetica e vengono erogati dai centri prescrittori individuati dalle varie Regioni.

L‘utilizzo di questi farmaci è successivo ad una diagnosi precisa e viene monitorato e controllato, i loro effetti devono essere infatti verificati costantemente nel tempo.

Questi farmaci possono essere utilizzati anche nelle affezioni che possono accompagnare le MICI, le affezioni osteoarticolari, le forme reuautologiche, le problematiche a livello cutaneo e le problematiche a livello oculare.

 

Se hai bisogno di avere ulteriori spiegazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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Nadia Lippa Amici Onlus Verona

Incontro Medici Pazienti, intervista a Nadia Lippa referente provinciale della delegazione di Verona dell’Associazione A.M.I.C.I Onlus

In occasione dell’incontro Medici Pazienti a Negrar, il 23 novembre 2019, abbiamo intervistato Nadia Lippa, referente provinciale della delegazione di Verona dell’Associazione A.M.I.C.I Onlus.

Nadia Lippa ci racconta in questa intervista perché e come è nata la delegazione di Verona, quali sono i suoi obiettivi, quali le preoccupazioni maggiori per i pazienti e quanto sia utile il confronto diretto tra medici e pazienti.

Quali considerazioni si possono fare sulla giornata di oggi?

È sempre emozionante, uno di quei momenti in cui l’impegno di un anno di lavoro si concentra in ore di incontri, informazioni, strette di mano. Quindici anni fa, ho contribuito alla fondazione della delegazione provinciale dell’Associazione, dopo che mi è stata diagnosticata una Rettocolite Ulcerosa. Mi è crollato il mondo addosso e non sapevo bene cosa fare, poi pian piano ho trovato la forza di reagire e la giornata di oggi è la dimostrazione che qualcosa siamo riusciti a costruire.

Perché a Negrar?

È stato il destino, che non è mai il caso, ma la volontà delle persone che diventa azione. Il dott. Andrea Geccherle è stato il più pronto e disponibile ad ascoltare le mie esigenze, a capire la situazione. Ricordo di averlo conosciuto per circostanze familiari, non direttamente per la mia patologia.

Davanti alla mia richiesta di aiuto per fondare una delegazione veronese di A.M.I.C.I e avere un riferimento ospedaliero unico, mi disse: ne riparliamo tra un paio di mesi. È stato di parola e a lui va un grande grazie. Negrar per me è speciale, c’è tanta umanità. Oggi siamo qui ed esiste una realtà ben consolidata con quasi 700 associati e un Centro Multi-specialistico specializzato (IBD Unit di Negrar) nel trattamento e la cura delle M.I.C.I.

Cosa si propone l’Associazione?

I capisaldi sono: informare, sensibilizzare e includere.

Quali sono le esigenze dei pazienti  affetti da  M.I.C.I?

Sono tante e le più disparate. È una malattia complessa e, per certi versi, molto subdola. Invisibile. Non ci sono segni evidenti. Cicatrici, manifestazioni esterne che ti diano il “patentino di malato”.
È
una situazione che spesso lascia noi malati in una condizione di profonda solitudine e isolamento. Nonostante le sofferenze, i disagi e i dolori, ve lo assicuro, siano davvero forti in alcuni periodi.

Quali le situazioni più critiche, secondo la sua esperienza?

L‘ansia di trovarsi di fronte al medico sbrigativo che non prende sul serio la patologia. Badate bene, non che accada, ma è una paura che alle volte fa chiudere ancor più in se stesso il malato.

La difficoltà nell’essere informati e consapevoli.

La paura, non tanto della patologia che in qualche modo si riesce ad accettare, ma di tutto il corollario: il problema oculistico, reumatologico.

Il timore di veder passare troppo tempo tra una visita specialistica e l’altra.

Non avere sempre lo stesso medico referente per ogni aspetto che la patologia coinvolge.

Come definirebbe queste malattie dal punto di vista del paziente?

Sono patologie fortemente invalidanti che coinvolgono i familiari, hanno implicazioni sul lavoro e sulla vita professionale delle persone che ne sono affette, incidono sulla qualità della vita di noi pazienti e di chi ci sta accanto. Hanno ripercussioni psicologiche anche gravi, in alcuni casi gravissime, sopratutto tra i più giovani.

La paura più grande?

Essendo una malattia autoimmune, molti pazienti si chiedono se può succedere che si manifestino altre patologie autoimmuni. Purtroppo la risposta è: sì, può accadere. Per questo essere inseriti in un contesto associativo e fare riferimento ad un centro specializzato diventa fondamentale.

Come si risponde a queste esigenze?

Combattendo l’ignoranza. Ci sono persone che prendono il cortisone in maniera improvvisata, seguendo poco o male le indicazioni del medico curante; ci sono quelli che non si rivolgono ad un gastroenterologo; che interrompono le terapie perché “mi sento bene”, trascurando il fatto che essendo una malattia cronica, alterna per natura, fasi acute ad altre di recrudescenza. In questi casi, il paziente si procura danni gravissimi.

Alcuni casi limite in cui il paziente abbandona le cure mediche a favore di rimedi fai da te. Lascio immaginare con quali conseguenze. Altri ancora che, grazie ai farmaci biologici, stanno meglio e decidono autonomamente di interrompere le terapie o diminuirle. In ogni caso, facendo danno a se stessi.

Quali azioni concrete per far fronte a tutto questo?

Informare: la giornata di oggi ne è un esempio concreto. Gli incontri che facciamo, i materiali che divulghiamo. I Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali che mettono in contatto medici di base e specialisti, i questionari approntati dalle Ausl. Sono alcuni esempi.

Sostenere: l’Associazione tiene corsi per aiutare i pazienti a capire e condividere i propri problemi e limiti. In questo senso, i Summer Camp che abbiamo organizzato per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sono stati utilissimi per far assumere consapevolezza ai più giovani e aumentare la loro autostima. Condividere evita l’isolamento e li fa sentire più forti. Organizziamo corsi di supporto psicologico (coadiuvati da psicologi specializzati). Tutte iniziative gratuite per chi è socio e anche per chi non lo è.

Sensibilizzare: illuminiamo i monumenti di viola (colore rappresentativo della malattia) per far parlare di queste patologie che sono semi-sconosciute alla maggioranza delle persone che non le abbia incontrate per qualche ragione personale o di vicinanza ad una persona che ne soffre.

È soddisfatta della sua attività?

Soddisfatta mai, appagata ogni tanto. Spero di aver fatto e di fare qualcosa di buono per i più giovani. È la mia vita, la mia passione e un po’ la mia missione.

Se volete maggiori informazioni sull’Associazione e sull’IBD Unit di Negrar, chiamateci al numero 045 6013720 o scriveteci a segreteria.procto@sacrocuore.it

 

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morbo di crohn cos'è

La Malattia di Crohn: guida per il paziente

Malattia (o morbo) di Crohn, sono molte le domande che vengono rivolte quotidianamente su questa malattia infiammatoria cronica intestinale dai nostri pazienti: quali sono le cause scatenanti? Quali le conseguenze? Com’è possibile fare una diagnosi certa e quali sono gli esami da eseguire? E ancora quali cure esistono oggi per il morbo di Crohn? Quanto si vive e quale dieta è necessario fare per conviverci meglio?

Vorremmo in questa sede rispondere in maniera concreta a queste domande, essendo la nostra unità operativa IBD Negrar un centro specializzato tra i più preparati nel trattamento e nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa, dette M.I.C.I secondo l’acronimo italiano o IBD, Inflammtory Bowel Disease, secondo quello inglese). Il nostro approccio è di tipo multidisciplinare e analizziamo la malattia di Crohn tenendo in considerazione la sua complessità in riferimento alla sintomatologia del paziente.

Malattia di Crohn: che cos’è e quando si manifesta

La Malattia di Crohn è una patologia cronica che si manifesta prevalentemente in due periodi distinti della vita di una persona: nelle prime decadi di vita o nell’età anziana. Si tratta di un’infiammazione cronica che può interessare tutto l’intestino dalla bocca sino al retto.

I tratti intestinali colpiti con più frequenza sono l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon. Si presenta con infiammazioni, ulcere e lesioni su tutto lo spessore della parete intestinale e può generare fistole e ascessi nella regione perianale.

È caratterizzata da fasi di riacutizzazione e fasi di remissione.

Le cause

Le cause della malattia di Crohn restano ancora sconosciute. Una probabile causa potrebbe essere un malfunzionamento del sistema immunitario. Anche l’ereditarietà potrebbe giocare un ruolo non secondario nell’insorgere della malattia, benché non ci sia una correlazione certa (ereditarietà vera e propria), esiste, però, una familiarità con la patologia.

I sintomi

La diagnosi della Malattia di Crohn è complessa. Si tratta di una malattia subdola, perché è assente una sintomatologia chiara.

Vi è infatti una tendenza a chiusure dell’intestinali (stenosi) di tipo infiammatorio che possono dar vita a quadri di addominalgia (dolori addominali) facilmente confondibili però con la sintomatologia tipica della Sindrome del Colon Irritabile.

Altri sintomi che possono ricondurre al morbo di Crohn sono: dolore rettale, addominale e crampi; diarrea talvolta con sangue e muco, urgenza di defecare o impossibilità di defecare nonostante lo stimolo; perdita di peso; affaticamento; infiammazione degli occhi e delle mucose della bocca; complicanze che interessano la pelle.

Diagnosi

È indispensabile rivolgersi al medico di base, il quale prescriverà esami del sangue e delle feci, procedendo a indagare le cause dei sintomi comunicati dal paziente.

Dove si sospetti la presenza del Morbo di Crohn, già questi due semplici esami possono dare un orientamento alla diagnosi. In seguito si dovrà procedere con una visita specialistica e una serie di esami approfonditi per determinare una diagnosi corretta.

Diagnosi precoce

Una diagnosi precoce dà vita ad una terapia tempestiva che può cambiare la storia naturale clinica di un paziente. È di primaria importanza quindi consultare un medico specialista per poter escludere la presenza di questo tipo di patologia o di sancirne la presenza. Avendo diversi punti di contatto con altre malattie di minor impatto e non croniche (Sindrome del Colon Irritabile), è importante eseguire una diagnosi per esclusione.

Esami

Non esiste un esame specifico per identificare la malattia di Crohn bensì una serie di operazioni diagnostiche che sotto prescrizione medica devono essere eseguite per verificare la presenza della malattia. Si tratta di:

  • ileocolonscopia
  • enterorisonanza magnetica
  • ecografia intestinale

Le terapie

Ad oggi le terapie che vengono somministrate per il Morbo di Crohn consistono nella prescrizione e assunzione di:

  • Antinfiammatori non steroidei
  • Cortisonici
  • Immunosoppressori
  • Farmaci biotecnologici
  • in ultima istanza l’intervento chirurgico

Negli ultimi anni la terapia medica ha visto l’utilizzo crescente di diverse classi di farmaci, tra questi i farmaci biologici sperimentali, che vengono somministrati a pazienti complessi e multiresistenti alla terapia ordinaria.
Si tratta di famaci che devono essere assunti solo ed esclusivamente con stretto controllo dei medici e dei centri di riferimento e per i quali la nostra unità operativa ha già da tempo individuato protocolli.

Conseguenze

La Malattia di Crohn causa infiammazioni e ulcere intestinali che se non vengono opportunamente curate possono comportare il restringimento di alcuni tratti intestinali, detti stenosi. Questi restringimenti possono aggravarsi in un’ostruzione parziale o totale del tratto intestinale provocando nausea e vomito.

Possono anche approfondirsi fino a creare delle fistole “bucando” l’intestino. In alcuni casi è necessario ricorrere all’intervento chirurgico, ma la maggior parte dei pazienti con un percorso terapeutico monitorato e i controlli necessari possono tenere a bada la patologia.

Possono insorgere anche complicanze extraintestinali a livello della cute e delle articolazioni, tra le manifestazioni può esserci rigidità della colonna e dolori lombari, ma anche lesioni oculari e alcune malattie del fegato e delle vie biliari.

Cosa mangiare

Per quanto riguarda l’alimentazione del paziente affetto da Malattia di Crohn non ci sono particolari alimenti da evitare o diete da seguire, a meno che non ci si trovi in fasi di malattia attiva (diarrea).

In questo caso è necessario limitare l’apporto di fibre e legumi e aumentare l’assunzione di acqua. Nei casi in cui la malattia interessi un tratto intestinale esteso è necessario aumentare l’assunzione di minerali come calcio, ferro, e magnesio e assumere vitamine sotto controllo medico.

L’approccio multidisciplinare: affrontiamo la malattia in tutti gli aspetti

Noi del Centro IBD Negrar consci delle numerose manifestazioni della malattia e consapevoli delle difficoltà del nostro paziente nel convivere con una patologia cronica che può causare problematiche a vari livelli, fino a diventare invalidante, abbiamo scelto di utilizzare un  approccio multidisciplinare sia nella fase di diagnosi che nel percorso terapeutico.

Si tratta di uno dei caratteri distintivi della nostra unità operativa perché la Malattia di Crohn può interessare anche alcuni aspetti delle aree extra-digestive, quali: gli occhi, le articolazioni, la schiena e, generare problemi reumatologici. Non ultimi gli aspetti psicologici.

Il nostro approccio consente quindi di individuare e curare anche le complicanze che la malattia  di Crohn può causare ad altri organi e parti del corpo e di tenere sotto controllo il paziente nella sua integrità.

Se vuoi saperne di più siamo disponibili a spiegarti meglio il nostro approccio e a valutare il tuo stato sintomatologico per individuare e valutare assieme un percorso terapeutico.

Per questo se vuoi avere maggiori informazioni, o fissare un appuntamento con noi, mettiti in contatto con la nostra segreteria al numero 045 6013720 o se preferisci scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it

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