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Capire le esigenze dei pazienti

Intervista a Salvo Leone, direttore generale dell’associazione A.M.C.I. Onlus, associazione nazionale per le malattie croniche dell’intestino, realizzata in occasione dell’inaugurazione della nuova sala infusionale e dei nuovi ambulatori del Centro Malattie Retto Intestinali Croniche dell’Ospedale IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Dalle strutture di cura, veri centri di riferimento per le persone affette da malattie intestinali croniche, alle iniziative nate per contrastare i disagi causati dalla quarantena; dall’assistenza psicologica alla telemedicina.  Salvo Leone, traccia le linee per il futuro del trattamento e della cura delle M.I.C.I.

Il Centro IBD Negrar ha ampliato la capacità terapeutica, che impatto può avere sui pazienti?

Questo evento per l’Associazione ma soprattutto per la comunità di pazienti di quest’area è decisamente una buona notizia,  perché le persone affette da queste patologie spesso hanno bisogno di un approccio che sia rivolto a quelle che sono le loro esigenze.

Lo riteniamo una buonissima notizia perché è il primo passaggio verso quella che io chiamo la medicina di iniziativa dove il paziente si reca in un centro che lo accoglie a trecentosessanta gradi, offrendogli tutta una serie di servizi e soprattutto chiamandolo a visita e facendogli le prestazioni. Il centro offre tutta una serie di prestazioni che garantiranno una migliore qualità di vita a queste persone e sicuramente una migliore gestione della patologia.

La pandemia di Covid-19 e le necessarie regole che ne sono scaturite per contrastarla ha avuto e ha un notevole impatto su chi è affetto da patologie croniche. Come sta affrontando questo momento l’Associazione?

L’associazione ha cercato di affrontare queste problematiche cambiando leggermente le proprie modalità d’azione.  Innanzitutto ascoltando, perché la prima forma di partecipazione è cercare di capire quali sono le esigenze dei malati. Abbiamo cercato di accogliere le richieste e soprattutto di offrire dei servizi. Il lockdown, e in generale la pandemia, in questo senso ci hanno fatto scoprire degli strumenti che possono garantire una migliore assistenza ai pazienti soprattutto facendoli rimanere a casa. Da questo punto di vista abbiamo iniziato ad usare molto le tecnologie digitali.

Abbiamo cercato di informarli ma non come Associazione ma rivolgendoci alla società scientifica di riferimento IG-IBD; rivolgendoci ai medici che assistono i pazienti affetti da queste patologie, dando delle indicazioni  che fossero di buon senso quindi per aiutarli a capire come gestire la malattia fornendo loro delle indicazioni, ad esempio, che facessero capire che potevano andare a farsi visitare informando il medico.

Ma soprattutto occupandoci di un aspetto che spesso non viene considerato nella giusta misura: la parte psicologica del malato che pur essendo inserito nel percorso di cura ricopre una nicchia. Abbiamo, pertanto, attivato dei servizi di assistenza digitale ai pazienti che si sono potuti interfacciare con degli psicologi dedicati a queste patologie con cui hanno avuto degli incontri chiaramente virtuali.

Il Centro IBD Negrar, già da tempo, sta adoperando i sistemi digitali per monitorare le condizioni dei pazienti. Cosa pensa di questo  approccio?

La telemedicina è sicuramente il futuro. Non rappresenta come si vuol far credere l’annullamento del rapporto tra medico paziente, ma rappresenta un incentivo. Immaginiamo cosa possa significare un domani non dover andare a fare una visita spostandosi con l’automobile e invece avere la possibilità di vedere il proprio medico tramite lo schermo del proprio smartphone o del proprio tablet.

Non significa che il medico non lo vediamo più, vuol dire che in una prima fase il medico avrà la possibilità di interfacciarsi con il paziente e laddove le informazioni trasferite dal paziente inducano il medico a optare per una visita, allora il paziente provvederà a spostarsi presso l’ospedale.

Questo comporta molti vantaggi: riduzione degli spostamenti a carico del paziente, meno tempo impiegato nei viaggi, minor disturbo e  necessità di organizzarsi e anche un risparmio sui costi che ogniqualvolta un paziente si deve muovere è costretto a sostenere. Un aspetto secondario ma che va assolutamente considerato.

Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a:

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oppure chiamaci al numero 045 6013720.

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Di Ruscio Medico MICI

L’ecografia: un esame diagnostico e di monitoraggio non invasivo per i pazienti M.I.C.I.

Quali sono gli esami diagnostici, di monitoraggio clinico e terapeutico nel caso delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn)?

Tra le metodiche utili, sicure e non invasive nell’ambito delle M.I.C.I. c’è l’ecografia.

Il dottor Mirko Di Ruscio, del Centro IBD Negrar, ci spiega meglio in cosa consiste questo esame proficuo sia in fase diagnostica, prima di eseguire una colonscopia, oppure per rivedere l’ansa intestinale affetta da patologia, prima e dopo, l’assunzione di un farmaco.

 

Perché eseguire l’ecografia?

Si tratta di una procedura non invasiva che permette di ottenere molte informazioni sullo stato della parete intestinale e quindi utilissima sotto molti punti di vista e, fatto non meno importante, non ricorre all’uso di radiazioni.

Consente di eseguire indagini accurate proprio nei tratti dell’intestino che sono interessati dalla infiammazioni croniche tipiche della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa.

L’ecografia è una metodica semplice, ripetibileeconomica e non invasiva che consente di studiare la parte dell’intestino compreso tra lo stomaco ed il colon, con particolare attenzione alle anse intestinali e all’ileo terminale, ultima ansa del piccolo intestino, eventualmente interessata da malattia infiammatoria cronica.

Quando può essere eseguita?

Il suo ruolo, come l’endoscopia, può essere diagnostico, di monitoraggio clinico e terapeutico.

È un esame semplice e indolore che si avvale di una sonda di dimensioni ridotte che non va in profondità, ma offre una visione più superficiale e permette di vedere le pareti dell’intestino, consentendo di studiare gli ispessimenti della parete intestinale che possono verificarsi in seguito a infiammazione o a infezione come nelle gastroenteriti, ma anche ciò che sta accanto all’intestino, come linfonodi o liquido addominale, nonché la motilità.
Questo esame consente di seguire tutte le pareti del colon e vedere cosa è contenuto nel colon stesso, come gas o feci.

Come viene impiegata nella malattia di Crohn?

Nella malattia di Crohn può essere impiegata anche per valutare eventuali complicanze perianali, come le fistole, in questo caso si parla di ecografia trans-perianale.

L’esame dura in genere 15-20 minuti, a meno che non ci sia l’indicazione di somministrare al paziente due bicchieri di acqua miscelata con Macrogol, stesso principio della preparazione intestinale. Questo serve a distendere le anse intestinali e studiare con la sonda ecografica l’addome del paziente con passaggi ogni 20 minuti circa, finché il preparato non arriva al colon. In questo modo si visualizzano le anse intestinali ed in particolare l’ileo terminale.

Come prepararsi all’ecografia?

In genere è previsto un digiuno di almeno 3-6 ore antecedenti l’esame. Non è necessario sospendere alcun tipo di farmaco, che può essere assunto con un po’ d’acqua.

Occorre tuttavia ricordare che l’esame non sostituisce la colonscopia, unico esame diagnostico ed eventualmente terapeutico per lo studio del colon.

L’ecografia dell’addome con studio delle anse non è inoltre indicata nel caso si sospetti la presenza di polipi: se molto piccoli, non sono infatti visibili dallo strumento. In questo caso l‘esame indicato resta la colonscopia.

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mirko di ruscio diagnostica ibd unit negrar

Diagnostica: il primo passo è la misurazione della calprotectina fecale

L’IBD Unit di Negrar è specializzata nel trattamento e nella cura delle malattie croniche dell’intestino: Malattia di Crohn e Rettocolite ulcerosa. Anche nelle forme più acute e complesse.

In prima battuta il Centro si occupa della diagnostica, che è uno step di primaria importanza nell’individuazione delle M.I.C.I. (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) per poter poter impostare un percorso terapeutico adeguato fin da subito.

Il dottor Mirko Di Ruscio, medico consulente presso l’IRCCS Sacro Cuore-Don Calabria all’interno del Centro delle Malattie retto-intestinali, spiega le caratteristiche di un esame di laboratorio molto importante nella pratica quotidiana per la gestione della malattie infiammatorie croniche intestinali, ossia la calprotectina fecale.

Si tratta di un esame delle feci che consente di individuare un’infiammazione dell’intestino di tipo cronico senza essere invasivo, distinguendola da altre manifestazioni come, ad esempio, la sindrome dell’intestino irritabile.
Inoltre questo esame ha una capacità superiore di rilevare le infiammazioni rispetto ad altri esami.

Da qui l’importanza della sua esecuzione.

Calprotectina fecale: cos’è e perché è importante

La calprotectina fecale è una proteina normalmente contenuta all’interno delle feci (in cellule come i granulociti neutrofili o i monociti-macrofagi).

Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti patogeni. In presenza di un’infiammazione nel tratto gastrointestinale, i globuli bianchi migrano verso di esso e rilasciano la proteina, la cui concentrazione nelle feci aumenta di conseguenza.

Per tale motivo, il dosaggio fecale della calprotectina può essere utilizzato come marcatore (indicatore) non invasivo di infiammazione nelle malattie infiammatorie croniche intestinali

La calprotectina fecale consente di:

  • distinguere le patologie flogistiche (infiammatorie) da quelle su base funzionale, come la sindrome dell’intestino irritabile;
  • evidenziare stati infiammatori anche lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di altri marcatori di infiammazione come VES o PCR;
  • monitorare la progressione della infiammazione nella malattia già nota e la risposta ad un trattamento medico in maniera non invasiva.

Come avviene l’esame

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito, e termostabile (in grado di mantenere costante la temperatura) fino a sette giorni a temperatura ambiente. Non è richiesto il digiuno.

Per determinare correttamente lo stato dell’infiammazione e la correlazione con il quadro clinico riportato, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o le indagini radiologiche di cui parleremo più avanti.

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questionario Covid ibd negrar

Studio sull’impatto del CoViD-19 sui pazienti no-covid

L’ U.O.S di Psicologia Clinica IRCCS “Sacro Cuore – Don Calabria” ha sviluppato due studi multicentrici per comprendere meglio l’impatto psicologico della paura del CoViD-19 sui pazienti (non CoViD), ed anche le ricadute sull’aderenza ai trattamenti o sullo stile di vita; inoltre partirà in contemporanea un altro studio rivolto al personale per comprendere l’effetto della prossimità a pazienti seguiti per CoViD-19 sul benessere del personale.

Noi della IBD Unit di Negrar ci uniamo nella divulgazione e nella preghiera di compilazione per tutti coloro che ne hanno possibilità, al fine di raccogliere il maggior numero di adesioni e di dati per dar seguito allo studio.

Ogni paziente può partecipare alla ricerca compilando il questionario e aiutarci nel reclutamento di pazienti tramite il passaparola.

Lo studio è rivolto a tutti i pazienti ad eccezione di quelli colpiti da CoViD-19. Precisiamo inoltre che non è necessario essere un paziente del “Sacro Cuore Don Calabria”, che il questionario è completamente anonimo e che per accedervi è sufficiente cliccare questo link:

https://forms.gle/fWFaJgTT6iyQEkjQ6

Il periodo di reclutamento avverrà durante tutta la prossima settimana e si concluderà lunedì 27 aprile (dal 20 al 27 aprile).

Lo stesso studio sarà ripetuto alla fine del mese di maggio per poter indagare eventuali cambiamenti.

Ringraziamo tutti coloro che parteciperanno e informiamo che per maggiori informazioni è possibile visitare la pagina ufficiale dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria.

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Mici Chirurgia Covid 19

Mici, chirurgia e Covid 19

Il dottor Giuliano Barugola, Chirurgo dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar (Verona), ci spiega come l’IBD Unit di Negrar affronta l’approccio chirurgico in questo momento delicato di diffusione del Covid-19 nel caso della cura delle M.I.C.I. (Rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn).

“Considerate le eccezionali circostanze che questo momento impone,  è difficile fornire indicazioni mediche basate sulla evidenza, per tale ragione è molto importante rifarsi a pareri degli esperti che hanno coltivato nel tempo gli strumenti adeguati per valutare in maniera critica le moltissime  informazioni che giungono da ogni dove ma non sempre utili né veritiere, anzi, spesso fonte di preoccupazione.

Queste considerazioni risultano attuali sia per  pazienti oncologici ma ancora più stringenti nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche nei quali sia per la malattia di base che per la terapia in atto risultano spesso immunodepressi.

Non è noto se i pazienti in trattamento con farmaci biologici od immunosoppressori possano avere un decorso più severo di infezione da coronavirus; ma dalla comunità scientifica viene sconsigliata l’interruzione dei trattamenti perché potrebbe causare stati di infiammazione peggiori con necessità di ricovero. Ma ogni caso va valutato nella sua unicità.

 

Dott. Giuliano Barugola chirurgo Ospedale Sacro Cuore di Negrar

Dott. Giuliano Barugola, chirurgo Ospedale Sacro Cuore di Negrar

La chirurgia: “Best Versus Best Possible”

Ancora più complesso risulta quindi fornire indicazioni in merito a pazienti candidati a chirurgia. In questa fase le criticità sono di 4 ordini:

– Il  potenziale rischio di contagio intraospedaliero che nonostante le opportune modalità di protezione non può essere mai azzerato

– La reale difficoltà di garantire la best practice soprattutto in caso di complicanze chirurgiche, per coinvolgimento di tecnologie e personale nell’emergenza sanitaria in corso

– Il tipo di chirurgia; le resezioni con anastomosi intestinale sono più  a rischio di complicanze

– Le caratteristiche della struttura a cui si afferisce e il contesto epidemiologico del territorio a cui la struttura appartiene

Nel paziente oncologico senza segni di occlusione o sanguinamento esiste un timing di massima già noto per cui l’intervento non deve essere procrastinato oltre le 9 settimane dalla diagnosi al fine di garantire il miglior outcome.
Nei pazienti con MICI,  non ci sono tempi codificati in quanto l’intero processo decisionale che ha portato alla scelta chirurgica è spesso molto articolato e tiene conto dello stadio di malattia, dei trattamenti in atto e delle condizioni clinico-nutrizionali del paziente. Quindi confinare con la definizione di malattia benigna (e pertanto sempre procrastinabile) tutta la chirurgia nelle malattie infiammatorie è scorretto.

In questo particolare momento di pandemia da COVID-19 nella nostra IBD Unit stiamo riclassificando gli interventi chirurgici per M.I.C.I. in 3 categorie volte ad assicurare il trattamento “best possible” tenendo conto e condividendo con il paziente le contingenze epidemiologiche e logistiche:

  1. EMERGENZA: Il paziente deve essere operato prima possibile ed indipendentemente dalle contingenze epidemiologiche. In questa categoria possiamo considerare: perforazione intestinale; emorragia non suscettibile a trattamento endoscopico; sepsi non responsiva a trattamento medico. Intervento non differibile.
  2. URGENZA DIFFERIBILE:  Il paziente sintomatico che può essere considerato per trattamenti non chirurgici (malattia di Crohn con ascesso,  stenosi non occludenti o fistole enterocutanee; coliti non responsive al trattamento medico ma senza complicanze sistemiche gravi). Intervento da procrastinare monitorando l’evoluzione clinica meglio con paziente domiciliato.
  3. ELEZIONE: Il Paziente asintomatico candidato alla chirurgia come profilassi di complicanze (colite associata a displasia, attesa di pouch ileoanale, early surgery nel Crohn, attesa di ricanalizzazione intestinale). Intervento da sospendere a data da ridefinire a completa risoluzione della pandemia.In conclusione, mai come in questo momento storico è fondamentale il concetto di multidisciplinarietà in quanto la complessità della malattia intestinale deve affrontare la criticità dell’emergenza sanitaria in atto.”

    Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni, scrivi a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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giuliano barugola ibd negrar

La Rettocolite Ulcerosa e la chirurgia

Giuliano Barugola, chirurgo dell’Ospedale di Negrar lavora quotidianamente in sinergia col team dell’IBD UnitÈ recentemente rientrato da un semestre trascorso al St Mark’s Hospital di Londra (Regno Unito) dove ha potuto misurarsi con l’eccellenza mondiale nel campo della chirurgia colorettale. Il dottor  Barugola (nella fotografia ritratto con il collega Janindra Warusavitarne del St Mark’s Hospital) ci parla oggi del ruolo della chirurgia nei pazienti affetti da Rettocolite Ulcerosa (RCU).

Parliamo di una chirurgia spesso complicata sia tecnicamente sia per le condizioni cliniche dei pazienti che la richiedono. Una chirurgia che prevede non solo tecnica, serve anche una grande consapevolezza ed una motivazione condivisa tra paziente e curante.

Quando ricorrere alla chirurgia?

Premettiamo che i pazienti affetti da RCU necessitano di chirurgia nel 20% dei casi.
Si ricorre per lo più alla chirurgia in condizione di elezione, cioè quando il paziente o per fallimento delle terapie mediche o per comparsa di rischio neoplastico (presenza di displasia) deve essere operato, ma è nelle condizioni cliniche di poter programmare l’intervento.
In una minor percentuale dei casi l’intervento diventa urgente: ciò avviene in caso di complicanze acute della malattia intestinale che mettono a rischio la sopravvivenza del paziente.

In elezione, quando si ricorre all’intervento?

L’indicazione elettiva alla chirurgia è rappresentata dai casi che non riescono a migliorare con la terapia medica, dopo che tutte le alternative conservative sono state considerate.
Altro caso di intervento in elezione è quello per pazienti seguiti nel tempo con colonscopie e biopsie ripetute e che sviluppano delle lesioni precancerose.

Invece quando si interviene in urgenza?

La chirurgia è indicata in regime di urgenza per i pazienti che hanno complicanze potenzialmente letali come un’emorragia massiva, una perforazione intestinale o, condizione estrema, il megacolon tossico nel quale una importante distensione del colon si accompagna a gravi sintomi sistemici.
In questo caso il chirurgo deve conoscere dall’inizio il paziente ed essere pronto dopo 72 ore di trattamento medico intensivo ad un intervento d’urgenza se non migliora pena il rischio di morte.

Le tecniche, per semplificare, che potremmo definire “tradizionali” quali sono?

Il trattamento chirurgico dei pazienti con rettocolite ulcerosa deve essere affidato a chirurghi specialisti che hanno completato un training specifico in chirurgia colo-rettale: solo in questo modo il chirurgo può offrire al paziente le soluzioni più personalizzate.
Sintetizzando gli interventi eseguibili in RCU sono:

Proctocolectomia totale:  l’asportazione di tutto il colon compreso il retto rappresenta la cura definitiva della malattia e prevede la creazione di una ileostomia terminale secondo Brooke (abboccando l’estremità dell’intestino tenue rimanente alla parete addominale) e l’utilizzo a vita di una sacca applicata sulla parete addominale per raccogliere le feci.

Ileo-pouch anastomosi: è il naturale completamento del percorso di cura in pazienti selezionati, finalizzata a migliorare la qualità di vita con la ripresa dell’evacuazione per via anale eliminando la necessità di avere una stomia. Rappresenta una soluzione chirurgica tecnicamente complessa ma ottimale quando condivisa e ben discussa con il paziente 

Colectomia sub-totale con ileo-retto anastomosi: in questo caso l’intestino tenue può essere quindi ricollegato al retto e può essere così preservata la continenza del paziente. Il moncone rettale può essere così trattato con terapie locali nei periodi di esacerbazione della malattia. In questo modo si evita una ileostomia o la complessa costruzione di una pouch ma i rischi di proctite (infiammazione del moncone rettale residuo), di aumentata frequenza della defecazione, di urgenza, e di cancro della porzione di retto mantenuto rimangono. Opzione da ricercare in casi ultra selezionati.

Quindi la cosidetta “pouch”. Prima di entrare nel merito, quali considerazioni preliminari è bene fare?

È bene ricordare che si tratta di un intervento sofisticato che presuppone una forte motivazione da parte del paziente che deve essere informato e consapevole.
È un percorso chirurgico che può avere ottimi esiti ma che vanno spiegati. In caso di successo, il paziente risolve la malattia, ma avrà la necessità di scaricare circa dalle 3 alle 7 volte al giorno ma in modo del tutto naturale e senza una logorante patologia sottostante.

Quando si può ricorrere a questo tipo di intervento?

È un intervento che si può intraprendere quando la funzione sfinterica è conservata e adeguata. La ricanalizzazione è ottenuta confezionando un reservoir ileale, detta tasca, una sorta di serbatoio della lunghezza di 12-15 centimetri costituito dalla duplicazione dell’ultima ansa ileale che successivamente viene anastomizzata al canale anale.

Perché ricorrere a questa tecnica?

È doveroso ricordare che questo intervento ha come fine ultimo il miglioramento della qualità della vita del paziente non la cura della patologia che è già stata ottenuta con la proctocolectomia.

Il problema del paziente è quindi risolvibile anche con la stomia, ma l’impatto sulla vita del paziente è ben diverso. Non bisogna mai dimenticare la premessa fatta precedentemente: il paziente deve essere motivato, informato e consapevole.

Cosa si deve necessariamente sapere prima di prendere anche solo in considerazione questo tipo di intervento?

Il primo aspetto è che per ottenere un risultato apprezzabile e il miglioramento della qualità della vita del paziente, si devono evitare le complicanze. Ciò avviene quando l’asportazione del retto e la dissezione della pelvi sono effettuate nella maniera minor invasiva possibile.

Si deve tenere conto anche che ci possono essere delle complicanze nel lungo periodo: la più importante è rappresentata dalla cosiddetta pouchite (dolore e perdite ematiche dall’ano) che si verifica nel 9-34% dei pazienti lungo la sua vita. Non si conoscono le cause ma si ritiene che le stesse complicanze chirurgiche ne possano esser causa nel lungo periodo. Per questo la chirurgia per essere efficace deve essere priva di complicanze.

C’è la possibilità del fallimento di questa terapia chirurgica?

Purtroppo sì, nei casi più gravi di pouchite si può rendere necessario l’asportazione della pouch ed il ritorno quindi alla presenza dello stoma.

Quindi in conclusione viene normale chiedersi: ma ne vale la pena?

Ogni alternativa ha vantaggi e svantaggi, che devono essere considerati prima di scegliere l’alternativa che gli consenta di perseguire la massima qualità di vita.
Bisogna però ricordare che la chirurgia è l’unica terapia curativa e, se viene eseguita in centri di riferimento specializzati permette un rapido recupero e il ripristino di una qualità di vita soddisfacente.

La chirurgia permette inoltre di eliminare la necessità di assunzione cronica di farmaci e di eliminare il rischio di degenerazione neoplastica.
La chirurgia moderna mininvasiva dovrebbe quindi essere considerata uno strumento a disposizione dei medici da offrire non in alternativa ma di concerto con le terapie mediche.

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Silvia Resemini data manager IBD Unit Negrar

Farmaci Sperimentali, nuove frontiere nella cura delle M.I.C.I.

Percorsi terapeutici sperimentali nella cura della Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa, vengono citati sempre più spesso come alternativa alle cure tradizionali, ma per poter capire se si è idonei a questo percorso e per essere seguiti in maniera adeguata, c’è bisogno di un centro specializzato.

IBD Unit di Negrar (Verona), ha intrapreso con grande impegno la via dei farmaci sperimentali per pazienti complessi, ovvero per coloro che nella cura della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa, non hanno trovato beneficio, bensì si sono dimostrati resistenti al percorso terapeutico classico.

Con la dott.sa Silvia Resimini, Data Manager del team dell’IBD Negrar, ovvero  responsabile della gestione degli studi clinici, della parte burocratica (validazioni, procedure e protocolli) e dello studio dei dati nel campo della della sperimentazione dei farmaci e nella somministrazione delle terapie, vediamo quali sono i criteri di inclusione con i quali è possibile essere ammessi a questi percorsi terapeutici e come è possibile accedervi.

Che servizio offre in quanto farmaci sperimentali l’IBD Unit di Negrar?

“Presso il nostro centro c’è la possibilità di accedere ad alcuni farmaci che al momento non esistono in commercio, perché sono in fase di sperimentazione.

Il paziente che intraprende questo iter deve sapere fin da subito che non si tratta di un percorso semplice, poiché ci sono tempistiche da rispettare e procedure da seguire sia per tenere monitorato il paziente, sia per avere un controllo a trecentosessanta gradi sulla sua situazione e sulla sua patologia.

Proprio per questo motivo e per la necessità di un monitoraggio costante, è possibile dotare il paziente di alcuni appositi dispositivi che ad esempio tramite cellulari e tablet sono in grado di tenere sotto controllo la situazione e lo stato di salute del paziente in tempo reale. Tali dispositivi presuppongono che il paziente stesso sia in grado di gestirli e adoperarli correttamente.

Ovviamente sia la sottoscritta che tutto lo staff è a disposizione per chiarimenti, consigli e per fornire un training in modo da spiegarne le modalità di utilizzo e per aiutare ad imparare, passo dopo passo, le corrette procedure. Il nostro obiettivo è far sì che le procedure si svolgano al meglio.

Si tratta comunque di un panorama terapeutico innovativo a cui è necessario accedere in modo sinergico paziente-medico con tutte le cautele del caso. A questo proposito, è doveroso ricordare che, in ogni momento, il paziente che per suoi motivi o necessità decida di interrompere la sperimentazione lo può fare liberamente”.

Quali sono i pazienti che possono accedere ai farmaci sperimentali?

“I pazienti che possono accedere a queste sperimentazioni sono dei pazienti particolari, sono sperimentazioni in cui si valutano criteri stringenti e molto selettivi.

È previsto un periodo di screening durante il quale il soggetto viene sottoposto a diverse procedure attraverso cui si valuta se il paziente sia o meno candidabile alla sperimentazione.

Quali sono le tempistiche per accedervi?

“Le tempistiche per la valutazione variano dalle 4 alle 6 settimane, a seconda dello studio sperimentale, periodo nel quale si chiede al paziente molta disponibilità ed elasticità nell’accettare le richieste e le disposizioni che vengono date, come ad esempio portare campioni fecali, sottoporsi a prelievi del sangue e accettare tutte le procedure necessarie per la valutazione del suo stato in relazione alla patologia, senza le quali non è possibile avanzare nell’iter sperimentale.

Se dopo le 4 o 6 settimane il paziente non dovesse rispondere al farmaco è possibile avere una seconda fase di induzione dello stessa durata, al termine della quale se il paziente risponde alle terapie potrà accedere ad una ulteriore fase che è detta di mantenimento.

Si tratta di un ciclo che dura circa un anno, in cui viene somministrato il farmaco in una frequenza più diluita per aumentare la qualità della vita del paziente e non costringerlo a recarsi al centro ogni due o quattro settimane.

Al termine della fase di mantenimento alcuni studi prevedono una fase di estensione, il cui scopo è quello di mantenere coperto il paziente fino alla commercializzazione del farmaco”. 

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rettocolite ulcerosa cos'è

Rettocolite ulcerosa, linee guida per il paziente

La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria intestinale cronica, che interessa il retto ed il colon.
Assieme alla Malattia di Crohn, fa parte delle malattie infiammatorie cronico intestinali dette M.I.C.I o IBD (Inflammtory Bowel Disease, secondo l’acronimo inglese), che curiamo presso la nostra IBD Unit dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar.

É caratterizzata da fasi di attività alternate a fasi di remissione completa. Nelle fasi di attività l’infiammazione interessa la mucosa (la superficie più interna della parete intestinale) che vede un aumento del flusso sanguigno, diviene fragile e si ricopre di ulcere.

Rettocolite ulcerosa: sintomi e sintomi iniziali

La rettocolite ulcerosa si presenta quasi sempre con diarrea ematica, contenente sangue rosso vivo e muco commisti a feci, associata alla sensazione di incompleta evacuazione e talvolta ad anemia.
La malattia può avere periodi di latenza alternati a fasi di riaccensione dell’infiammazione.
Quando l’infiammazione intestinale si riacutizza compaiono anche sintomi costituzionali quali febbre, dimagrimento, profonda stanchezza, inappetenza.

Quali sono le cause?

La rettocolite ulcerosa è una malattia a causa sconosciuta. E’ dovuta prevalentemente ad una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni, per esempio batteri normalmente presenti nell’intestino.

Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra i fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali.

È noto che la Rettocolite ulcerosa IBD presenta una certa familiarità, ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette, ma non sono malattie ereditarie.

Anche situazioni di disagio psichico, come ansia e depressione, possono contribuire allo sviluppo della malattia.

Come si cura?

La rettocolite ulcerosa necessita di terapia di tipo medico, di stretta sorveglianza clinica e di un appropriato piano terapeutico.

La terapia medica ha lo scopo di indurre la remissione clinica della malattia e di tenere sotto controllo la patologia. Tale terapia, nelle forme non complicate, si basa sull’uso di farmaci come la mesalazina, il cortisone, gli immunosoppressori (es. azatioprina/6-mercaptopurina), alcuni antibiotici ad azione sui batteri del tratto digerente, e sui farmaci biologici di nuova generazione come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor (TNF).


La non efficacia della terapia medica e l’insorgenza di complicanze può porre l’indicazione alla terapia di tipo chirurgico (come nel caso di stenosi intestinali).

Come avviene la diagnosi?

Gli esami strumentali che favoriscono una corretta diagnosi delle malattie infiammatorie croniche sono:

  • la colonscopia con eventuale ileoscopiaretrograda;
  • la definizione del quadro anatomo-patologico delle biopsie intestinali mediante esame istologico;
  • l’ecografia addominale e dell’intestino con radiografia del tenue, Tac enteroclisi o Risonanza magnetica addominale;
      
  • gli esami ematici (emocromo ed indici di infiammazione).

Cosa mangiare quando si ha la rettocolite ulcerosa?

Non esistono evidenze che suggeriscano un ruolo dell’alimentazione nell’insorgenza della malattia, tanto meno nella comparsa delle recidive o nell’efficacia delle terapie.

Diviene fondamentale nei pazienti, con malattia grave, un regime nutrizionale normale e adeguato alla persona.

Regimi particolari o digiuni non hanno mostrato evidenze di alcun tipo sull’evoluzione della gravità della malattia.

Quali possono essere le complicanze?

Le complicanze tipiche della rettocolite ulcerosa sono invece il megacolon tossico, cioè un quadro acuto di dilatazione del colon che potrebbe rendere necessario l’intervento chirurgico, o lo sviluppo di cancro sulla mucosa infiammata del colon.
In alcuni casi possono essere presenti manifestazioni extra-intestinali come patologie articolari, oculari, cutanee, epatiche, etc.

Rettocolite ulcerosa: quale terapia?

La terapia medica ha lo scopo di indurre la remissione clinica della malattia e di tenere sotto controllo la patologia.

La terapia medica nelle forme non complicate si basa sull’uso di farmaci come la mesalazina, il cortisone, gli immunosoppressori (es. azatioprina/6-mercaptopurina), alcuni antibiotici ad azione sui batteri del tratto digerente, e sui farmaci biologici di nuova generazione come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor (TNF).


La non efficacia della terapia medica e l’insorgenza di complicanze può porre l’indicazione alla terapia di tipo chirurgico (come nel caso di stenosi intestinali).

Agevolazioni

Le malattie croniche sono disciplinate da un Decreto Ministeriale del Ministero della Salute – DM329/99, che prevede delle esenzioni totali.

Nel caso delle M.I.C.I. – sono:

  • alcuni esami endoscopici – colonscopia con biopsia;
  • alcuni esami radiologici – ecografia, clisma del tenue;
  • alcuni esami di laboratorio – emocromo, ALT, GPT, ferro, gamma GT, PRC, VES;
  • alcuni medicinali – mesalazina, corticosteroidi, azatioprina, anti TNF -alfa.

Per poter usufruire delle esenzioni si deve essere in possesso del tesserino sanitario rilasciato dalla Asl di appartenenza sul quale è indicata l’esenzione per patologia.

Terapia biologica

Si sta imponendo l’uso dei cosiddetti farmaci bio-tecnologici, sono farmaci che vanno impiegati secondo precise indicazioni nelle fasi di malattie piuttosto avanzate, qualora la terapia tradizionale non abbia avuto successo.

Sono farmaci che richiedono particolare attenzione nel loro utilizzo perché possono essere gravati da alcuni effetti collaterali. Sono farmaci costosi che sono stati elaborati attraverso l’ingegneria genetica e vengono erogati dai centri prescrittori individuati dalle varie Regioni.

L‘utilizzo di questi farmaci è successivo ad una diagnosi precisa e viene monitorato e controllato, i loro effetti devono essere infatti verificati costantemente nel tempo.

Questi farmaci possono essere utilizzati anche nelle affezioni che possono accompagnare le MICI, le affezioni osteoarticolari, le forme reuautologiche, le problematiche a livello cutaneo e le problematiche a livello oculare.

 

Se hai bisogno di avere ulteriori spiegazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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Nadia Lippa Amici Onlus Verona

Incontro Medici Pazienti, intervista a Nadia Lippa referente provinciale della delegazione di Verona dell’Associazione A.M.I.C.I Onlus

In occasione dell’incontro Medici Pazienti a Negrar, il 23 novembre 2019, abbiamo intervistato Nadia Lippa, referente provinciale della delegazione di Verona dell’Associazione A.M.I.C.I Onlus.

Nadia Lippa ci racconta in questa intervista perché e come è nata la delegazione di Verona, quali sono i suoi obiettivi, quali le preoccupazioni maggiori per i pazienti e quanto sia utile il confronto diretto tra medici e pazienti.

Quali considerazioni si possono fare sulla giornata di oggi?

È sempre emozionante, uno di quei momenti in cui l’impegno di un anno di lavoro si concentra in ore di incontri, informazioni, strette di mano. Quindici anni fa, ho contribuito alla fondazione della delegazione provinciale dell’Associazione, dopo che mi è stata diagnosticata una Rettocolite Ulcerosa. Mi è crollato il mondo addosso e non sapevo bene cosa fare, poi pian piano ho trovato la forza di reagire e la giornata di oggi è la dimostrazione che qualcosa siamo riusciti a costruire.

Perché a Negrar?

È stato il destino, che non è mai il caso, ma la volontà delle persone che diventa azione. Il dott. Andrea Geccherle è stato il più pronto e disponibile ad ascoltare le mie esigenze, a capire la situazione. Ricordo di averlo conosciuto per circostanze familiari, non direttamente per la mia patologia.

Davanti alla mia richiesta di aiuto per fondare una delegazione veronese di A.M.I.C.I e avere un riferimento ospedaliero unico, mi disse: ne riparliamo tra un paio di mesi. È stato di parola e a lui va un grande grazie. Negrar per me è speciale, c’è tanta umanità. Oggi siamo qui ed esiste una realtà ben consolidata con quasi 700 associati e un Centro Multi-specialistico specializzato (IBD Unit di Negrar) nel trattamento e la cura delle M.I.C.I.

Cosa si propone l’Associazione?

I capisaldi sono: informare, sensibilizzare e includere.

Quali sono le esigenze dei pazienti  affetti da  M.I.C.I?

Sono tante e le più disparate. È una malattia complessa e, per certi versi, molto subdola. Invisibile. Non ci sono segni evidenti. Cicatrici, manifestazioni esterne che ti diano il “patentino di malato”.
È
una situazione che spesso lascia noi malati in una condizione di profonda solitudine e isolamento. Nonostante le sofferenze, i disagi e i dolori, ve lo assicuro, siano davvero forti in alcuni periodi.

Quali le situazioni più critiche, secondo la sua esperienza?

L‘ansia di trovarsi di fronte al medico sbrigativo che non prende sul serio la patologia. Badate bene, non che accada, ma è una paura che alle volte fa chiudere ancor più in se stesso il malato.

La difficoltà nell’essere informati e consapevoli.

La paura, non tanto della patologia che in qualche modo si riesce ad accettare, ma di tutto il corollario: il problema oculistico, reumatologico.

Il timore di veder passare troppo tempo tra una visita specialistica e l’altra.

Non avere sempre lo stesso medico referente per ogni aspetto che la patologia coinvolge.

Come definirebbe queste malattie dal punto di vista del paziente?

Sono patologie fortemente invalidanti che coinvolgono i familiari, hanno implicazioni sul lavoro e sulla vita professionale delle persone che ne sono affette, incidono sulla qualità della vita di noi pazienti e di chi ci sta accanto. Hanno ripercussioni psicologiche anche gravi, in alcuni casi gravissime, sopratutto tra i più giovani.

La paura più grande?

Essendo una malattia autoimmune, molti pazienti si chiedono se può succedere che si manifestino altre patologie autoimmuni. Purtroppo la risposta è: sì, può accadere. Per questo essere inseriti in un contesto associativo e fare riferimento ad un centro specializzato diventa fondamentale.

Come si risponde a queste esigenze?

Combattendo l’ignoranza. Ci sono persone che prendono il cortisone in maniera improvvisata, seguendo poco o male le indicazioni del medico curante; ci sono quelli che non si rivolgono ad un gastroenterologo; che interrompono le terapie perché “mi sento bene”, trascurando il fatto che essendo una malattia cronica, alterna per natura, fasi acute ad altre di recrudescenza. In questi casi, il paziente si procura danni gravissimi.

Alcuni casi limite in cui il paziente abbandona le cure mediche a favore di rimedi fai da te. Lascio immaginare con quali conseguenze. Altri ancora che, grazie ai farmaci biologici, stanno meglio e decidono autonomamente di interrompere le terapie o diminuirle. In ogni caso, facendo danno a se stessi.

Quali azioni concrete per far fronte a tutto questo?

Informare: la giornata di oggi ne è un esempio concreto. Gli incontri che facciamo, i materiali che divulghiamo. I Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali che mettono in contatto medici di base e specialisti, i questionari approntati dalle Ausl. Sono alcuni esempi.

Sostenere: l’Associazione tiene corsi per aiutare i pazienti a capire e condividere i propri problemi e limiti. In questo senso, i Summer Camp che abbiamo organizzato per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sono stati utilissimi per far assumere consapevolezza ai più giovani e aumentare la loro autostima. Condividere evita l’isolamento e li fa sentire più forti. Organizziamo corsi di supporto psicologico (coadiuvati da psicologi specializzati). Tutte iniziative gratuite per chi è socio e anche per chi non lo è.

Sensibilizzare: illuminiamo i monumenti di viola (colore rappresentativo della malattia) per far parlare di queste patologie che sono semi-sconosciute alla maggioranza delle persone che non le abbia incontrate per qualche ragione personale o di vicinanza ad una persona che ne soffre.

È soddisfatta della sua attività?

Soddisfatta mai, appagata ogni tanto. Spero di aver fatto e di fare qualcosa di buono per i più giovani. È la mia vita, la mia passione e un po’ la mia missione.

Se volete maggiori informazioni sull’Associazione e sull’IBD Unit di Negrar, chiamateci al numero 045 6013720 o scriveteci a segreteria.procto@sacrocuore.it

 

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Angela Variola Ibd Negrar

UEG Week Barcellona: nuovi passi del mondo IBD, tra sicurezza dei farmaci, chirurgia e staminali

La dott.ssa Angela Variola, medico specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva del nostro centro, IBD Negrar, ci aggiorna sui passi che sta compiendo la ricerca medica e scientifica in fatto di malattie infiammatorie Croniche Retto intestinali (Rettocolite ulcerosa e Malattia di Crohn) dopo la sua partecipazione al Congresso del 19-23 ottobre a Barcellona (UEG Week Barcellona).

Tra i temi emersi, la sicurezza dei farmaci biologici, l’imminente arrivo delle cellule staminali per la cura di casi complessi e fistole gravi e una nuova tecnica chirurgica mininvasiva nel caso di protectomia.

 

 

Sicurezza dei Farmaci Biologici

Nel recente Congresso di Gastroenterologia di Barcellona si sono affrontate tante tematiche interessanti per quanto riguarda le malattie infiammatorie croniche intestinali, e la cosa interessante è che quest’anno, più di ogni altro anno, il focus è stato fatto sopratutto sulla sicurezza dei farmaci biologici  che ricordiamo essere molto importanti nelle malattie infiammatorie ad attività moderata grave.

Arrivano conferme dalla pratica clinica

I famaci biologici sappiamo che funzionano, i dati di esperienza reale hanno confermato, anche al Congresso del 2019, come questi stessi dati, inizialmente sperimentali, siano stati confermati nella pratica clinica. A volte, però, il dubbio dei paziente, e anche dei clinici, che iniziano un percorso con farmaci nuovi riguarda soprattutto la sicurezza e ci si chiede: aumenterà il rischio di infezioni? E se sì, di quali infezioni? Aumenterà il rischio di tumore durante il corso della terapia?

Il Congresso di Barcellona di quest’anno si è focalizzato prevalentemente  sulla sicurezza, rassicurando sul fatto che le nuove molecole siano sempre più selettive a livello intestinale, come obiettivo della ricerca in generale, essendo sia efficaci, ma soprattutto sempre più sicure.

Sicurezza ribadita per Vedolizumab e Ustekinumab

In particolar modo i dati di sicurezza sono stati ribaditi per le classi più recenti di farmaci, in particolare dello Vedolizumab, per quanto riguarda Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn, e Ustekinumab per quanto ne riguarda l’utilizzo al momento nella Malattia di Crohn, che è già consentito.
In futuro avremo a disposizione questo farmaco anche per la Colite Ulcerosa e faremo tesoro delle indicazioni date da questi studi presentati per essere tranquilli nella loro somministrazione a pazienti senza limiti di età e senza limiti di comorbidità.

Questi farmaci infatti si sono rivelati sicuri sia per quanto riguarda il profilo di sicurezza infettivo, sia per quanto riguarda il loro utilizzo in particolari condizioni di pazienti più complessi che magari hanno anche altre malattie al di fuori di quella intestinale associata.

Conferma dell’efficacia dei farmaci biologici su pazienti reali

Una seconda tematica importate affrontata nel corso del Congresso è stata la conferma dell’efficacia di questi farmaci.
Ma la conferma dell’efficacia, che vediamo come dati registativi degli studi clinici scientifici iniziali, sappiamo che riguarda una popolazione ideale di studio.

La cosa interessante è che quest’anno sono stati presentati una maggiore quantità di dati relativi all’utilizzo di questi farmaci, anche in categorie di vita reale, quindi nel paziente che non è il paziente ideale teorico, ma il paziente che vediamo ogni giorno in ambulatorio. Il dato rassicurante e che questi farmaci sembrano funzionare, dimostrano di funzionare, anche in questo tipo di pazienti.

L’importanza della profilazione reale

Per utilizzare al meglio questi nuovi farmaci, e per nuovi consideriamo dei farmaci che abbiamo a disposizione dal 2016 per quanto riguarda Vedolizumab e dal 2019 per Ustekinumab, è stato ribadito come sia importante individuare il paziente ideale, quindi profilare al meglio la scelta del farmaco per ogni paziente.

Quindi anche nell’ottica del futuro, dove da qui ai prossimi dieci anni probabilmente saranno quindici i farmaci a disposizione per il trattamento di questa malattia, questo esercizio non solo mentale ma di utilità pratica di individuare il paziente giusto per la terapia giusta al momento giusto, sarà la chiave di lettura della gestione della terapia delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Focus sulla diagnosi precoce

Si è presentato sempre in sede congressuale, come fattore importante, soprattutto nella popolazione pediatrica e nei giovani adulti,  la possibilità di individuare il paziente che potrebbe avere più rischio di complicanze nel corso della vita e si è ribadito che queste terapie, che chiaramente sono terapie ad alto costo, se impostate ed avviate in fasi precoci di malattia nel paziente a rischio possono permettere un netto guadagno in termini di miglioramento della qualità della vita e di evitamento di complicanze, anche importanti come la chirurgia e l’ospedalizzazione.

Approccio multidisciplinare nella malattia perianale

Una terza tematica affrontata in corso di Congresso, o quantomeno che ritengo importante dal punto di vista delle novità, è la questione della malattia perianale nella Malattia di Crohn, che è una importante complicanza invalidante in questo tipo di patologie. Si è ribadito come l’approccio multidisciplinare con team multidisciplinare, con chirurgo, gastroenterologo e radiologo dedicati, possa portare alla scelta della tecnica migliore, combinata alla terapia medica, per migliorare e guarire questa complicanza così temuta dai pazienti affetti da Malattia di Crohn.

Cellule staminali in arrivo per le fistole più complesse

Tra le opzioni terapeutiche a nostra disposizione sono stati presentati dei dati di utilizzo delle cellule staminali, di cui tanto si parla a livello di media e di social, ma che in realtà è un’opzione ancora non alla portata di tutti dal punto di vista di utilizzo clinico. I dati sono comunque molto confortanti e promettenti per quanto riguarda la risoluzione delle fistole più complesse.

Anche nel centro in cui lavoro e in cui ho la fortuna di lavorare in equipe multidisciplinare, la cellula staminale potrà essere un’opzione a disposizione del paziente probabilmente già a partire dal 2020, perché i dati della letteratura ormai  confermano la sua utilità e si tratta solo di rendere i singoli centri capaci di poter attingere  a questa risorsa terapeutica.

Innovazione in chirurgia: protectomia transanale

Al Congresso europeo era presente anche la nostra IBD Unit di Negrar con un lavoro prevalentemente chirurgico e abbiamo presentato i dati in forma di abstract con discussione con esperti nel round di discussone dei poster, dati chirurgici di una tecnica un po’ particolare nel senso che è una tecnica di asportazione del retto, che risulta fondamentale in alcuni casi di Colite Ulcerosa e in altri di Malattia di Crohn.

Portectomia mininvasiva

Questa tecnica di asportazione del retto, detta protectomia, viene eseguita per via transanale e non per via laparoscopica classica.
Non è utilizzata in maniera diffusa e comune in tutti i centri di chirurgia e il nostro centro, diretto per la parte di chirurgia dal dottor Ruffo, e in particolare nella figura del dottor Barugola, ha portato avanti negli ultimi due anni questo tipo di tecnica per il vantaggio di mininvasività che tale intervento ha se eseguito per via transanale.

Dati positivi su 19 pazienti

Abbiamo presentato i dati di questa tecnica su un numero di 19 pazienti, il numero è assolutamente rilevante rispetto alle casistiche degli altri centri, anche a livello internazionale, ben più grossi del centro di Negrar.
I dati hanno confermato come i 19 pazienti che si sono sottoposti a questo innovativo approccio tansanale, abbiano avuto rispetto all’approccio convenzionale, un tasso paragonabile di complicanze, quindi non aumentato, e assolutamente un’assenza di complicanze nel breve e nel lungo termine.

Per maggiori informazioni contatta il nostro centro.

Qui trovi tutti i riferimenti utili o scrivi alla nostra segreteria  segreteria.procto@sacrocuore.it per fissare un appuntamento.

 

 

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