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geccherle andrea reparto M.I.C.I.

Le manifestazioni extraintestinali nella fase diagnostica nelle M.I.C.I.

Quali sono gli indicatori di maggior rilievo per l’individuazione della presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali in forma complessa?

Forse non tutti sanno che le manifestazioni extraintestinali possono indicare la presenza di M.I.C.I. anche se la correlazione non è immediata ne scontata.

Se è vero infatti che una mancata risposta alle terapie cosiddette tradizionali è un segno inequivocabile di uno stato di complessità della patologia, è altrettanto vero che spesso queste non vengono diagnosticate per il fatto che non hanno immediate e dirette correlazioni con problemi intestinali.

L’IBD Negrar essendo un centro multi-specialistico è per vocazione e specializzazione in grado di rilevare, diagnosticare e trattare questi casi.

Vediamo quali sono le complicanze extraintestinali più comuni nella Rettocolite Ulcerosa e nella Malattia di Crohn.

Le maggiori  manifestazioni  extraintestinali nella Rettocolite Ulcerosa

  • cutanee: nel 5-20% dei casi e possono presentarsi come Eritema nodoso, nodulo sottocutaneo dolente ed arrossato; piodermia gangrenoso ovvero una ulcerazione torpide cioè che ha la tendenza a non guarire spontaneamente;
  • articolari: nel 2-20% dei casi, si dividono in due categorie assiali (spondilite anchilosante, sacro ileite) produce rigidità a livello della colonna vertebrale e periferiche che colpisce ginocchia, gomiti, polsi e caviglie principalmente. La spondilite anchilosante è la forma più grave e colpisce circa il 2-3% dei pazienti. Si manifesta maggiormente negli uomini sotto i 30 anni. È caratterizzata da stai infiammatori che possono colpire gli occhi, le vie respiratorie e talvolta le valcole cardiache;
  • oculari: come ireite (infiammazione dell’iride), episclerite (riconoscibile per la presenza di vene arrossate nell’occhio) e uveite (riconoscibile per il rossore di gran parte dell’occhio);
  • epatiche:  5-50% colelitiasi (dolore addominale alla parte destra del tronco, steatosi, il cosiddetto fegato grasso, ovvero un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche, colagnite sclerosante cioé l’infiammazione dei dotti biliari;
  • renali: 1-10% dei casi che si manifestano come nefrolitiasi (calcoli) e amiloidosi (insieme di disturbi di tipo infiammatorio anche grave).

Manifestazioni extraintestinali nella Malattia di Crohn

Le manifestazioni extraintestinali nella Malattia di Crohn sono simili a quelle presenti nella Rettocolite ulcerosa. Alcune sono correlate al decorso della malattia altre appaiono con un andamento indipendente.

Anche per la Malattia di Crohn le manifestazioni extraintestinali interessano la cute e le articolazioni. Nelle persone affette da M.I.C.I. sono più ricorrenti calcoli renali e osteoporosi.

Ne consegue l’importanza di essere seguiti da un centro specializzato, in grado di approntare tutte le misure diagnostiche in tempi brevi e certi, che annoveri nel suo staff tutti gli specialisti necessari per una rapida e precisa diagnosi che è il primo passo verso l’elaborazione di un piano di trattamento e cura della patologia.

Il nostro Centro è in grado di offrire percorsi terapeutici efficaci anche per i casi più complessi.

Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a:

segreteria.procto@sacrocuore.it 

oppure chiamaci al numero 045 6013720.

 

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mirko di ruscio diagnostica ibd unit negrar

Diagnostica: il primo passo è la misurazione della calprotectina fecale

L’IBD Unit di Negrar è specializzata nel trattamento e nella cura delle malattie croniche dell’intestino: Malattia di Crohn e Rettocolite ulcerosa. Anche nelle forme più acute e complesse.

In prima battuta il Centro si occupa della diagnostica, che è uno step di primaria importanza nell’individuazione delle M.I.C.I. (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) per poter poter impostare un percorso terapeutico adeguato fin da subito.

Il dottor Mirko Di Ruscio, medico consulente presso l’IRCCS Sacro Cuore-Don Calabria all’interno del Centro delle Malattie retto-intestinali, spiega le caratteristiche di un esame di laboratorio molto importante nella pratica quotidiana per la gestione della malattie infiammatorie croniche intestinali, ossia la calprotectina fecale.

Si tratta di un esame delle feci che consente di individuare un’infiammazione dell’intestino di tipo cronico senza essere invasivo, distinguendola da altre manifestazioni come, ad esempio, la sindrome dell’intestino irritabile.
Inoltre questo esame ha una capacità superiore di rilevare le infiammazioni rispetto ad altri esami.

Da qui l’importanza della sua esecuzione.

Calprotectina fecale: cos’è e perché è importante

La calprotectina fecale è una proteina normalmente contenuta all’interno delle feci (in cellule come i granulociti neutrofili o i monociti-macrofagi).

Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti patogeni. In presenza di un’infiammazione nel tratto gastrointestinale, i globuli bianchi migrano verso di esso e rilasciano la proteina, la cui concentrazione nelle feci aumenta di conseguenza.

Per tale motivo, il dosaggio fecale della calprotectina può essere utilizzato come marcatore (indicatore) non invasivo di infiammazione nelle malattie infiammatorie croniche intestinali

La calprotectina fecale consente di:

  • distinguere le patologie flogistiche (infiammatorie) da quelle su base funzionale, come la sindrome dell’intestino irritabile;
  • evidenziare stati infiammatori anche lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di altri marcatori di infiammazione come VES o PCR;
  • monitorare la progressione della infiammazione nella malattia già nota e la risposta ad un trattamento medico in maniera non invasiva.

Come avviene l’esame

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito, e termostabile (in grado di mantenere costante la temperatura) fino a sette giorni a temperatura ambiente. Non è richiesto il digiuno.

Per determinare correttamente lo stato dell’infiammazione e la correlazione con il quadro clinico riportato, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o le indagini radiologiche di cui parleremo più avanti.

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Mici Chirurgia Covid 19

Mici, chirurgia e Covid 19

Il dottor Giuliano Barugola, Chirurgo dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar (Verona), ci spiega come l’IBD Unit di Negrar affronta l’approccio chirurgico in questo momento delicato di diffusione del Covid-19 nel caso della cura delle M.I.C.I. (Rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn).

“Considerate le eccezionali circostanze che questo momento impone,  è difficile fornire indicazioni mediche basate sulla evidenza, per tale ragione è molto importante rifarsi a pareri degli esperti che hanno coltivato nel tempo gli strumenti adeguati per valutare in maniera critica le moltissime  informazioni che giungono da ogni dove ma non sempre utili né veritiere, anzi, spesso fonte di preoccupazione.

Queste considerazioni risultano attuali sia per  pazienti oncologici ma ancora più stringenti nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche nei quali sia per la malattia di base che per la terapia in atto risultano spesso immunodepressi.

Non è noto se i pazienti in trattamento con farmaci biologici od immunosoppressori possano avere un decorso più severo di infezione da coronavirus; ma dalla comunità scientifica viene sconsigliata l’interruzione dei trattamenti perché potrebbe causare stati di infiammazione peggiori con necessità di ricovero. Ma ogni caso va valutato nella sua unicità.

 

Dott. Giuliano Barugola chirurgo Ospedale Sacro Cuore di Negrar

Dott. Giuliano Barugola, chirurgo Ospedale Sacro Cuore di Negrar

La chirurgia: “Best Versus Best Possible”

Ancora più complesso risulta quindi fornire indicazioni in merito a pazienti candidati a chirurgia. In questa fase le criticità sono di 4 ordini:

– Il  potenziale rischio di contagio intraospedaliero che nonostante le opportune modalità di protezione non può essere mai azzerato

– La reale difficoltà di garantire la best practice soprattutto in caso di complicanze chirurgiche, per coinvolgimento di tecnologie e personale nell’emergenza sanitaria in corso

– Il tipo di chirurgia; le resezioni con anastomosi intestinale sono più  a rischio di complicanze

– Le caratteristiche della struttura a cui si afferisce e il contesto epidemiologico del territorio a cui la struttura appartiene

Nel paziente oncologico senza segni di occlusione o sanguinamento esiste un timing di massima già noto per cui l’intervento non deve essere procrastinato oltre le 9 settimane dalla diagnosi al fine di garantire il miglior outcome.
Nei pazienti con MICI,  non ci sono tempi codificati in quanto l’intero processo decisionale che ha portato alla scelta chirurgica è spesso molto articolato e tiene conto dello stadio di malattia, dei trattamenti in atto e delle condizioni clinico-nutrizionali del paziente. Quindi confinare con la definizione di malattia benigna (e pertanto sempre procrastinabile) tutta la chirurgia nelle malattie infiammatorie è scorretto.

In questo particolare momento di pandemia da COVID-19 nella nostra IBD Unit stiamo riclassificando gli interventi chirurgici per M.I.C.I. in 3 categorie volte ad assicurare il trattamento “best possible” tenendo conto e condividendo con il paziente le contingenze epidemiologiche e logistiche:

  1. EMERGENZA: Il paziente deve essere operato prima possibile ed indipendentemente dalle contingenze epidemiologiche. In questa categoria possiamo considerare: perforazione intestinale; emorragia non suscettibile a trattamento endoscopico; sepsi non responsiva a trattamento medico. Intervento non differibile.
  2. URGENZA DIFFERIBILE:  Il paziente sintomatico che può essere considerato per trattamenti non chirurgici (malattia di Crohn con ascesso,  stenosi non occludenti o fistole enterocutanee; coliti non responsive al trattamento medico ma senza complicanze sistemiche gravi). Intervento da procrastinare monitorando l’evoluzione clinica meglio con paziente domiciliato.
  3. ELEZIONE: Il Paziente asintomatico candidato alla chirurgia come profilassi di complicanze (colite associata a displasia, attesa di pouch ileoanale, early surgery nel Crohn, attesa di ricanalizzazione intestinale). Intervento da sospendere a data da ridefinire a completa risoluzione della pandemia.In conclusione, mai come in questo momento storico è fondamentale il concetto di multidisciplinarietà in quanto la complessità della malattia intestinale deve affrontare la criticità dell’emergenza sanitaria in atto.”

    Se hai bisogno di avere ulteriori informazioni, scrivi a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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Silvia Resemini data manager IBD Unit Negrar

Farmaci Sperimentali, nuove frontiere nella cura delle M.I.C.I.

Percorsi terapeutici sperimentali nella cura della Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa, vengono citati sempre più spesso come alternativa alle cure tradizionali, ma per poter capire se si è idonei a questo percorso e per essere seguiti in maniera adeguata, c’è bisogno di un centro specializzato.

IBD Unit di Negrar (Verona), ha intrapreso con grande impegno la via dei farmaci sperimentali per pazienti complessi, ovvero per coloro che nella cura della Malattia di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa, non hanno trovato beneficio, bensì si sono dimostrati resistenti al percorso terapeutico classico.

Con la dott.sa Silvia Resimini, Data Manager del team dell’IBD Negrar, ovvero  responsabile della gestione degli studi clinici, della parte burocratica (validazioni, procedure e protocolli) e dello studio dei dati nel campo della della sperimentazione dei farmaci e nella somministrazione delle terapie, vediamo quali sono i criteri di inclusione con i quali è possibile essere ammessi a questi percorsi terapeutici e come è possibile accedervi.

Che servizio offre in quanto farmaci sperimentali l’IBD Unit di Negrar?

“Presso il nostro centro c’è la possibilità di accedere ad alcuni farmaci che al momento non esistono in commercio, perché sono in fase di sperimentazione.

Il paziente che intraprende questo iter deve sapere fin da subito che non si tratta di un percorso semplice, poiché ci sono tempistiche da rispettare e procedure da seguire sia per tenere monitorato il paziente, sia per avere un controllo a trecentosessanta gradi sulla sua situazione e sulla sua patologia.

Proprio per questo motivo e per la necessità di un monitoraggio costante, è possibile dotare il paziente di alcuni appositi dispositivi che ad esempio tramite cellulari e tablet sono in grado di tenere sotto controllo la situazione e lo stato di salute del paziente in tempo reale. Tali dispositivi presuppongono che il paziente stesso sia in grado di gestirli e adoperarli correttamente.

Ovviamente sia la sottoscritta che tutto lo staff è a disposizione per chiarimenti, consigli e per fornire un training in modo da spiegarne le modalità di utilizzo e per aiutare ad imparare, passo dopo passo, le corrette procedure. Il nostro obiettivo è far sì che le procedure si svolgano al meglio.

Si tratta comunque di un panorama terapeutico innovativo a cui è necessario accedere in modo sinergico paziente-medico con tutte le cautele del caso. A questo proposito, è doveroso ricordare che, in ogni momento, il paziente che per suoi motivi o necessità decida di interrompere la sperimentazione lo può fare liberamente”.

Quali sono i pazienti che possono accedere ai farmaci sperimentali?

“I pazienti che possono accedere a queste sperimentazioni sono dei pazienti particolari, sono sperimentazioni in cui si valutano criteri stringenti e molto selettivi.

È previsto un periodo di screening durante il quale il soggetto viene sottoposto a diverse procedure attraverso cui si valuta se il paziente sia o meno candidabile alla sperimentazione.

Quali sono le tempistiche per accedervi?

“Le tempistiche per la valutazione variano dalle 4 alle 6 settimane, a seconda dello studio sperimentale, periodo nel quale si chiede al paziente molta disponibilità ed elasticità nell’accettare le richieste e le disposizioni che vengono date, come ad esempio portare campioni fecali, sottoporsi a prelievi del sangue e accettare tutte le procedure necessarie per la valutazione del suo stato in relazione alla patologia, senza le quali non è possibile avanzare nell’iter sperimentale.

Se dopo le 4 o 6 settimane il paziente non dovesse rispondere al farmaco è possibile avere una seconda fase di induzione dello stessa durata, al termine della quale se il paziente risponde alle terapie potrà accedere ad una ulteriore fase che è detta di mantenimento.

Si tratta di un ciclo che dura circa un anno, in cui viene somministrato il farmaco in una frequenza più diluita per aumentare la qualità della vita del paziente e non costringerlo a recarsi al centro ogni due o quattro settimane.

Al termine della fase di mantenimento alcuni studi prevedono una fase di estensione, il cui scopo è quello di mantenere coperto il paziente fino alla commercializzazione del farmaco”. 

Se hai bisogno di avere ulteriori spiegazioni contattaci e se vuoi fissare un appuntamento con uno dei nostri medici specializzati, scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it o chiamaci al numero 045 6013720.

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morbo di crohn cos'è

La Malattia di Crohn: guida per il paziente

Malattia (o morbo) di Crohn, sono molte le domande che vengono rivolte quotidianamente su questa malattia infiammatoria cronica intestinale dai nostri pazienti: quali sono le cause scatenanti? Quali le conseguenze? Com’è possibile fare una diagnosi certa e quali sono gli esami da eseguire? E ancora quali cure esistono oggi per il morbo di Crohn? Quanto si vive e quale dieta è necessario fare per conviverci meglio?

Vorremmo in questa sede rispondere in maniera concreta a queste domande, essendo la nostra unità operativa IBD Negrar un centro specializzato tra i più preparati nel trattamento e nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa, dette M.I.C.I secondo l’acronimo italiano o IBD, Inflammtory Bowel Disease, secondo quello inglese). Il nostro approccio è di tipo multidisciplinare e analizziamo la malattia di Crohn tenendo in considerazione la sua complessità in riferimento alla sintomatologia del paziente.

Malattia di Crohn: che cos’è e quando si manifesta

La Malattia di Crohn è una patologia cronica che si manifesta prevalentemente in due periodi distinti della vita di una persona: nelle prime decadi di vita o nell’età anziana. Si tratta di un’infiammazione cronica che può interessare tutto l’intestino dalla bocca sino al retto.

I tratti intestinali colpiti con più frequenza sono l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon. Si presenta con infiammazioni, ulcere e lesioni su tutto lo spessore della parete intestinale e può generare fistole e ascessi nella regione perianale.

È caratterizzata da fasi di riacutizzazione e fasi di remissione.

Le cause

Le cause della malattia di Crohn restano ancora sconosciute. Una probabile causa potrebbe essere un malfunzionamento del sistema immunitario. Anche l’ereditarietà potrebbe giocare un ruolo non secondario nell’insorgere della malattia, benché non ci sia una correlazione certa (ereditarietà vera e propria), esiste, però, una familiarità con la patologia.

I sintomi

La diagnosi della Malattia di Crohn è complessa. Si tratta di una malattia subdola, perché è assente una sintomatologia chiara.

Vi è infatti una tendenza a chiusure dell’intestinali (stenosi) di tipo infiammatorio che possono dar vita a quadri di addominalgia (dolori addominali) facilmente confondibili però con la sintomatologia tipica della Sindrome del Colon Irritabile.

Altri sintomi che possono ricondurre al morbo di Crohn sono: dolore rettale, addominale e crampi; diarrea talvolta con sangue e muco, urgenza di defecare o impossibilità di defecare nonostante lo stimolo; perdita di peso; affaticamento; infiammazione degli occhi e delle mucose della bocca; complicanze che interessano la pelle.

Diagnosi

È indispensabile rivolgersi al medico di base, il quale prescriverà esami del sangue e delle feci, procedendo a indagare le cause dei sintomi comunicati dal paziente.

Dove si sospetti la presenza del Morbo di Crohn, già questi due semplici esami possono dare un orientamento alla diagnosi. In seguito si dovrà procedere con una visita specialistica e una serie di esami approfonditi per determinare una diagnosi corretta.

Diagnosi precoce

Una diagnosi precoce dà vita ad una terapia tempestiva che può cambiare la storia naturale clinica di un paziente. È di primaria importanza quindi consultare un medico specialista per poter escludere la presenza di questo tipo di patologia o di sancirne la presenza. Avendo diversi punti di contatto con altre malattie di minor impatto e non croniche (Sindrome del Colon Irritabile), è importante eseguire una diagnosi per esclusione.

Esami

Non esiste un esame specifico per identificare la malattia di Crohn bensì una serie di operazioni diagnostiche che sotto prescrizione medica devono essere eseguite per verificare la presenza della malattia. Si tratta di:

  • ileocolonscopia
  • enterorisonanza magnetica
  • ecografia intestinale

Le terapie

Ad oggi le terapie che vengono somministrate per il Morbo di Crohn consistono nella prescrizione e assunzione di:

  • Antinfiammatori non steroidei
  • Cortisonici
  • Immunosoppressori
  • Farmaci biotecnologici
  • in ultima istanza l’intervento chirurgico

Negli ultimi anni la terapia medica ha visto l’utilizzo crescente di diverse classi di farmaci, tra questi i farmaci biologici sperimentali, che vengono somministrati a pazienti complessi e multiresistenti alla terapia ordinaria.
Si tratta di famaci che devono essere assunti solo ed esclusivamente con stretto controllo dei medici e dei centri di riferimento e per i quali la nostra unità operativa ha già da tempo individuato protocolli.

Conseguenze

La Malattia di Crohn causa infiammazioni e ulcere intestinali che se non vengono opportunamente curate possono comportare il restringimento di alcuni tratti intestinali, detti stenosi. Questi restringimenti possono aggravarsi in un’ostruzione parziale o totale del tratto intestinale provocando nausea e vomito.

Possono anche approfondirsi fino a creare delle fistole “bucando” l’intestino. In alcuni casi è necessario ricorrere all’intervento chirurgico, ma la maggior parte dei pazienti con un percorso terapeutico monitorato e i controlli necessari possono tenere a bada la patologia.

Possono insorgere anche complicanze extraintestinali a livello della cute e delle articolazioni, tra le manifestazioni può esserci rigidità della colonna e dolori lombari, ma anche lesioni oculari e alcune malattie del fegato e delle vie biliari.

Cosa mangiare

Per quanto riguarda l’alimentazione del paziente affetto da Malattia di Crohn non ci sono particolari alimenti da evitare o diete da seguire, a meno che non ci si trovi in fasi di malattia attiva (diarrea).

In questo caso è necessario limitare l’apporto di fibre e legumi e aumentare l’assunzione di acqua. Nei casi in cui la malattia interessi un tratto intestinale esteso è necessario aumentare l’assunzione di minerali come calcio, ferro, e magnesio e assumere vitamine sotto controllo medico.

L’approccio multidisciplinare: affrontiamo la malattia in tutti gli aspetti

Noi del Centro IBD Negrar consci delle numerose manifestazioni della malattia e consapevoli delle difficoltà del nostro paziente nel convivere con una patologia cronica che può causare problematiche a vari livelli, fino a diventare invalidante, abbiamo scelto di utilizzare un  approccio multidisciplinare sia nella fase di diagnosi che nel percorso terapeutico.

Si tratta di uno dei caratteri distintivi della nostra unità operativa perché la Malattia di Crohn può interessare anche alcuni aspetti delle aree extra-digestive, quali: gli occhi, le articolazioni, la schiena e, generare problemi reumatologici. Non ultimi gli aspetti psicologici.

Il nostro approccio consente quindi di individuare e curare anche le complicanze che la malattia  di Crohn può causare ad altri organi e parti del corpo e di tenere sotto controllo il paziente nella sua integrità.

Se vuoi saperne di più siamo disponibili a spiegarti meglio il nostro approccio e a valutare il tuo stato sintomatologico per individuare e valutare assieme un percorso terapeutico.

Per questo se vuoi avere maggiori informazioni, o fissare un appuntamento con noi, mettiti in contatto con la nostra segreteria al numero 045 6013720 o se preferisci scrivici a segreteria.procto@sacrocuore.it

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Malattie infiammatorie croniche intestinali: nuove strategie per il trattamento e la diagnosi al “Focus on IBD” di Verona

Le nuove strategie per affrontare le malattie intestinali croniche (Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn) saranno il tema centrale dell’appuntamento Focus on IBD 2019 che si terrà venerdì 13 settembre a partire dalle 9 all’Hotel Leon D’Oro di Verona. 

La giornata vedrà la partecipazione di relatori di fama internazionale come il professor Janindra Warusavitarne dell’Università di Londra oltre che di esponenti delle Università di Padova e Verona, dell’Associazione Incontinenti Stomizzati del Veneto (AISVE), del delegato Marco Donadoni dell’Associazione Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (AMICI), di Nadia Lippa, segretaria provinciale della Delegazione di AMICI di Verona, oltre che del nostro direttore del Centro IBD UNIT dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, dottor Andrea Geccherle, e del nostro team.

Il nostro centro si è attestato da anni a livello nazionale, come eccellenza nel trattamento delle MICI ed è uno dei maggiori promotori in termini di ricerca – vedi farmaci biologici anche sperimentali – e di attuazione dei percorsi terapeutici e di accessibilità alle cure – vedi Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali. 

Il Focus si inserisce in questo quadro di attività, svolte proprio per continuare ad essere presenti e proattivi a tutti i livelli di trattamento delle patologie: da quello scientifico a quello terapeutico. 

Non esiste una cura definitiva per la Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn; si ipotizza una causa multifattoriale, combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali. Il decorso di entrambe le patologie è caratterizzato da fasi di attività intervallate da periodi di remissione, con un alto rischio di complicanze nel corso del tempo. 

Le attuali strategie terapeutiche sono, di conseguenza, volte ad evitare, per quanto possibile, l’insorgenza di tali complicanze. 

Venerdì 13 settembre affronteremo assieme ai colleghi dell’Università di Verona, Padova e Londra le strategie per diagnosticare e trattare tali patologie.

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Malattia di Crohn

La Malattia di Crohn (Crohn Disease) è una malattia intestinale che causa l’infiammazione del rivestimento del tratto digestivo.

La fistolizzazione è una comune complicazione di questa malattia, in particolare la comparsa di fistole perianali (connessione anormale tra il tratto anale e la cute perianale). Sintomi di un ascesso o di una fistola dipendono dalla loro localizzazione. Un ascesso di solito produce febbre, dolore addominale e distensione localizzata: può essere necessario un intervento chirurgico d’incisione e drenaggio ed una terapia antibiotica.
La cura di una fistola può richiedere la vera e propria rimozione della parete d’intestino, gravemente infiammata, dalla quale trae origine. In alcuni casi, però, le fistole possono guarire combinando insieme la terapia medica con il riposo dell’intestino (sospensione dell’alimentazione orale).

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